In questo passo del Vangelo gli interlocutori di Gesù sono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, i dotti del tempo. Gesù parla di contadini, ma in realtà sta parlando di loro stessi.
Li sta ammonendo sul fatto che tutto ciò che fanno in realtà è fine a loro stessi, non per il Padre. Usano la Legge del Padre per affermare il loro essere qualcuno, non perché faccia frutti come il Padre vorrebbe. La loro mente e il loro cuore sono chiusi nell’autorità del proprio ego. Non sono come i settantadue del passo precedente, piccoli e semplici di spirito per cui capaci ad accogliere con semplicità “le richieste” del Padre che ha mandato persino suo Figlio a fare da interlocutore.
- Pubblicità -
D’altra parte il confine è sottile: Gesù sa per certo d’essere stato mandato dal Padre e la gente del popolo è “genuina”; ma mettiamoci anche nei panni di questi dotti che invece sanno di aver il prezioso compito d’essere i custodi delle Legge di Dio e si ritrovano a dover mettere in discussione la Sacra Dottrina e il loro ruolo prestando ascolto a Colui che nei fatti era solo un predicatore del popolo, come forse ne avevano visti altri.
Così finiscono nello stesso calderone dell’inganno, i ligi al dovere e gli arrivisti del potere.
Per Riflettere
Non è facile mettersi in ascolto, non è facile saper discernere tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, soprattutto quando questo mette in discussione la nostra identità. Signore, liberaci dall’orgoglio dei dotti che usano la tua Legge per glorificare sé stessi anziché far fiorire i tuoi frutti. Aiutaci a discernere con umiltà, per accogliere con autentica apertura, la verità del tuo Vangelo.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
