Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 4 giugno 2026

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Dopo una serie di domande tendenziose rivolte a Gesù da alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso, ecco che si avvicina questo scriba (gli scribi erano una classe di uomini esperti in tutto ciò che riguardava la trasmissione dei testi e delle tradizioni religiose di Israele) che finalmente pone una domanda sincera: qual è il comandamento più importante? Naturalmente si riferisce ai dieci comandamenti ricevuti da Mosè sul monte Sinai.

A lui Gesù risponde con il primo di questi, che corrisponde al famoso Shemà, preghiera che gli ebrei ancor oggi recitano due volte al giorno e che quindi non può non incontrare la piena approvazione dello scriba. Ma ne aggiunge un secondo che estende l’amore anche al prossimo. E lo scriba lo segue, dimostrando che la questione già si agitava nel su cuore.

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In effetti, se crediamo che il Signore prova per ciascuno di noi un amore incondizionato, non solo desidera essere ricambiato, come tutti gli amanti, ma, desiderando il bene per ciascuno di noi, desidera anche che ciascuno di noi sia amato dagli altri come è amato da Lui. Anche gli ebrei la pensavano più o meno così, ma limitatamente a chi facesse parte del popolo ebraico, osservasse la legge e financo a chi fosse in buona salute. Ecco quello che Gesù apprezza nella risposta dello scriba: l’assenza di alcuna esclusione da questo scambio di amore.

Per Riflettere

Cos’è per noi la cosa più importante nella religione? Noi, oggi, siamo più vicini o più lontani dal Regno di Dio rispetto allo scriba elogiato da Gesù? Siamo sicuri di non avere alcuna riserva su chi includere nel nostro prossimo?

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FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi