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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 31 Marzo 2025

Gesù dalla Samaria giunge a Cana di Galilea, situata a 480 metri di altezza sul livello del mare. Il funzionario del re del luogo aveva un figlio malato a Cafarnao, che si trova più in basso sul lago di Tiberiade, a circa 33 chilometri o un giorno di cammino a nord di Cana. Il bambino rischia di morire e un uomo del suo rango ha probabilmente fatto altri tentativi infruttuosi per farlo guarire.

Il funzionario si mette a cercare Gesù come ultima speranza per una guarigione. Non ha fede in Gesù, ma non vede altra scelta. Quando lo incontra, chiede di accompagnarlo e scendere a Cafarnao con lui per fare qualcosa. Gesù lo mette alla prova, gli fa capire che la fede in Lui è il segno che permette l’opera di guarigione.
Allora, data l’insistenza del funzionario e l’amore che prova per il figlio, esaudisce la preghiera del padre.

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Il funzionario si incammina convinto dal carisma di Gesù più che da un segno evidente ed esplicito. Quando i servi lo raggiungono per annunciare la guarigione del figlio, egli chiede l’orario dell’evento per cercare una prova delle parole udite da Gesù. Solo allora la sua fede insieme a quella della sua famiglia è confermata.

È significativo notare che l’amore del funzionario verso il suo bambino ha spinto Gesù ad avere compassione e compiere un segno.

Questo brano ci mostra che l’amore è la porta d’accesso della grazia del Signore che conferma la nostra fede. Allo stesso modo, Gesù ci invita ad affidarci completamente a lui nella semplicità e con le nostre fragilità.

Per riflettere

Come viviamo le nostre debolezze: come richiesta d’aiuto ed affidamento nelle mani del Padre? O come violenza ed aggressività per affermare noi stessi e salvarci?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi