La parabola dei primi posti evidenzia che invitante ed invitati hanno pregiudizi egoistici, arrivismo, preoccupazioni gerarchiche a cui si contrappone l’umiltà, non l’umiliarsi, ma il lasciarsi umiliare, il farsi ultimi.
Il tema è l’umiltà, la kenosis, l’abbassamento che Gesù stesso compie nell’Incarnazione: deposta la sua divinità (Fil 2, 6–11), rivestita la carne in obbedienza al Padre, alla nascita non trova posto (Lc 2, 7), vive tra i suoi come Colui che serve (Lc 22, 27), anzi si pone più in basso degli schiavi stessi (Gv 13, 1–20), occupa sulla croce il “posto d’onore” tra due malfattori (Lc 23, 33), chiede ai suoi di seguire le sue orme (Gv 13, 12–17).
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Il porsi come ultimo lascia lo spazio per un’esperienza: essere chiamato, ricevere la dimostrazione di essere amato e preferito. Esiste cosa più desiderabile che essere inaspettatamente amato?
Altro tema è la gratuità: nulla attendere, nulla aspettare dagli altri, invitare chi non ha possibilità di ricambiare. La gratuità è il segno dell’amore agapico. Lo stesso amore di Dio che ama perché non può fare a meno di amare, che cosa potrebbe mai ricevere in contraccambio da una povera creatura se non il suo peccato?
Per riflettere
Amo per realizzarmi o amo solo per amare, perché so di essere amato in modo gratuito? Accetto le umiliazioni perché so che sono una scala verso il cielo, perché “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8, 28)?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
