In modo preciso Giovanni narra i sei giorni prima della Pasqua. Siamo nella cena di Betania che prelude l’ultima cena. Nella mentalità del tempo il pranzo, consumato insieme, ha un carattere sacro perché indica una comunione di vita e un rendimento di grazie per la vita stessa.
Questo aspetto è unito alla presenza di Lazzaro che è risuscitato dai morti. La figura di Maria tuttavia risalta in primo piano, con il suo silenzioso gesto di amore, il dono del profumo, senza calcolo e senza misura come deve essere l’amore. Tutta la casa si impregna di quella fragranza.
- Pubblicità -
Ma Giovanni ci presenta due diversi compagni della sequela del Signore: Maria e Giuda. Da una parte l’amore che dilata il cuore, dall’altro la meschinità che lo chiude irrimediabilmente.
Per Riflettere
Alla scena di Betania siamo invitati anche noi, per stare con Gesù in quella atmosfera calda di affetto e di amicizia, carica di presagi e di interrogativi. Sostiamo in quella casa ospitale per tirare le fila della nostra sequela di Gesù: è un cammino di salvezza? È premurosa sollecitudine? Stare con Gesù, ascoltare la sua parola non è tuttavia ancora decisivo. Decisivo è riconoscere e accogliere l’amore che egli ci dona, l’amore che egli è. Così come ha fatto Maria.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
