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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 3 Ottobre 2024

La chiamata degli annunciatori del regno di Dio non è qualcosa che accade una volta per tutte. Dopo i Dodici, infatti, eccone altri Settantadue. La missione rende necessario un invio continuativo, incessante, che sempre metta in relazione: due per volta, perché, insieme, si possa andare davanti a Gesù e condurlo alle persone.

Questo nuovo invio prende le mosse da una constatazione di Gesù: c’è così tanto raccolto, tanto frutto e così pochi operai che scelgano di farsene carico e di lavorarlo! Come fare? Gesù non decide di individuare da sé i nuovi inviati, né delega semplicemente la scelta ai Dodici, ma desidera che questi ultimi siano corresponsabili del regno, che ne siano parte attiva: attraverso la preghiera che domanda loro, rimanda il compito alla sapienza del Padre. È un regno creativo, aperto, tutto affidato a Dio e, per questo, umile.

E, proprio in virtù di questo stile di umile abbandono al Padre, non serve che i mandati portino chissà quali strumenti con loro nel cammino: è necessario solo avviarsi come agnelli, che, pur potendosi imbattere in lupi, si sanno profondamente figli.

Subito dopo, Gesù suggerisce ai suoi come annunciare: trattate e presentate la pace come un dono che si propone, mettete le persone nelle condizioni di operare una scelta, per la quale accogliervi o non accogliervi sia di volta in volta una risposta alle domande “Desideri la pace o no? Sei pronto alla pace o no?”. E anche, soprattutto nel secondo caso, seppure i discepoli siano invitati da Gesù a passare oltre, non dimenticare di ribadire che, comunque, il regno di Dio è vicino, anzi è già presente in mezzo a noi anche se in maniera non completamente manifesta.

Come a dire: “Non ti senti ancora pronto, il Signore ti invita a camminare insieme con Lui: un poco alla volta, nella comunione fraterna, farai l’esperienza del Regno!”. È anche una scuola di vita questo mandato dei Settantadue: chiamati ad annunciare crescendo, un passo dopo l’altro, nella libertà dal risultato e nella carità della verità.

Per riflettere

La sequela del Signore richiede fiducia, docilità, disponibilità a mettersi in cammino soprattutto rispetto a sé stessi e alle proprie aspettative, esperienza che nella nostra vita quotidiana facciamo puntualmente. Come vivo la dimensione della libertà nella mia chiamata personale?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi