Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 3 giugno 2026

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I sadducei, con la loro domanda sofistica, tentano di ridicolizzare la fede nella risurrezione. Presentano un caso assurdo: una donna sposata a sette fratelli. Di chi sarà moglie nella risurrezione? Ma Gesù non cade nella trappola. Ribalta completamente il loro modo di pensare.

La risurrezione non è una semplice continuazione della vita terrena, una sorta di prosecuzione dei nostri legami mondani. È una trasformazione radicale, una vita nuova dove i rapporti assumono una dimensione diversa. Gesù dice che i risorti saranno “come angeli nei cieli”—non significa che perdiamo l’identità personale, ma che viviamo in una realtà totalmente nuova, trasfigurata. E poi l’argomento decisivo: “Io sono il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe”.

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Questa affermazione fatta da Dio a Mosè implica che questi patriarchi sono vivi, che la morte non è l’ultimo orizzonte. La speranza cristiana non è un’illusione consolatoria, ma riposa sulla realtà di un Dio vivente che chiama ancora il suo popolo. Questo cambia radicalmente il nostro modo di vivere il presente.

Per Riflettere

Come la fede nella risurrezione trasforma il mio rapporto con questa vita terrena? Che cosa significa per me credere in un Dio dei vivi?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi