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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 28 giugno 2026

Questo insegnamento di Gesù sembra durissimo: non può essere suo discepolo chi ama più di lui persino i familiari più cari. Non è un’esortazione alla durezza di cuore, ma al chiarimento delle priorità.

Quando c’è conflitto tra la volontà di Dio e gli affetti naturali, la scelta deve cadere su Dio. “Chi non prende la sua croce”—ogni discepolo ha la sua croce, il suo modo particolare di soffrire e morire a se stesso per amore di Cristo.

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Poi il paradosso della perdita e del ritrovo: “Chi avrà trovato la sua vita, la perderà”—chi cerca di preservare, accumulare, proteggere la propria vita mondana la perderà. “Chi avrà perso la sua vita per causa mia, la troverà”—qui la perdita è guadagno. È il mistero della morte che conduce a vita nuova.

Poi Gesù parla dell’ospitalità spirituale: “Chi accoglie voi accoglie me”. Gli apostoli rappresentano Cristo nel mondo. Accoglierli è accogliere Cristo. E anche il bicchiere d’acqua fresca a uno dei piccoli—ogni atto di carità verso gli ultimi è per Gesù. C’è una solidarità mistica fra Cristo e i sofferenti, i piccoli, gli emarginati. Quando facciamo bene al piccolo, facciamo a Gesù.

Per Riflettere

Sono disposto a una perdita reale per seguire Gesù? Come integro la famiglia naturale con la mia famiglia spirituale? Dove sto mancando di piccoli atti di carità verso i “piccoli”?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi