Anche questo brano si inserisce nella serie di esempi che Gesรน usa per mettere in guardia i suoi discepoli dai comportamenti da non seguire.
Giร quando aveva cacciato i mercanti dal tempio aveva sottolineato la vuotezza delle opere degli scribi facendo seccare un fico senza frutti, come esempio delle conseguenze della sterilitร delle opere della casa di Israele.
E per mettere in guardia i discepoli dai comportamenti vani, aveva fatto l’esempio delle tante opere vuote dei farisei e le aveva confrontate con il dono povero, ma essenziale, della vedova nullatenente.
Quindi anche in questo brano emerge questa divisione tra opere e frutti. Le opere non permettono di distinguere i lupi travestiti da pecore, si possono costruire, compiere senza una vera conversione dell’animo. Invece non รจ possibile dare un frutto diverso da quella che รจ la nostra vera natura d’animo, un rovo non puรฒ produrre fichi.
E quindi la nostra attenzione deve spostarsi su questo, sul dare frutto. Ed รจ Gesรน stesso che ci indica come fare, quando nel vangelo di Giovanni (Gv 15, 1–17) dice che lui รจ la vera vite e noi i suoi tralci. Se rimaniamo in lui, e lui in noi, allora porteremo molto frutto. Quindi il nostro portare frutto vuol dire stare con Dio, ascoltarlo ma anche stargli vicini, rimanere con lui. Aprire il nostro cuore a lui e seguire il suo comandamento:
โQuesto รจ il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore piรน grande di questo: dare la sua vita per i propri amiciโ.
Quindi come il chicco di grano non puรฒ dar frutto se non morendo, cosรฌ anche noi dobbiamo morire, rinunciare a tutto, per ritrovare tutto nel Signore e nel dono agli altri.
Per riflettere
Siamo consapevoli di portare frutto? E che tipo di frutto portiamo? Riusciamo a vivere la nostra vita in Cristo ed essere tralci della sua vite?
โ๏ธย Commento al brano del Vangelo di:ย ย โย Mt 7,15-20
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโEvangelizzazione e la Catechesi



