Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 28 aprile 2026

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È un giorno di festa e Gesù cammina nel tempio: non sta fermo a pregare, appare inquieto. È inverno, inverno anche in senso figurato, perché i cuori dei capi dei Giudei sono gelidi come le pietre. Si sono impadroniti della casa di Dio e di Dio stesso.

Della religione hanno fatto un pretesto per le loro ambizioni, per il loro potere, per i loro interessi. Assetati di successo, di dominio, di ricchezza, guardano con sospetto e ostilità a questo Rabbi di Nazaret che sembra contestare l’istituzione e soprattutto il loro dominio su di essa.

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La domanda insidiosa se sia o no il messia ha il solo scopo di trovare un pretesto per catturare Gesù. Ma non sarebbe forse proprio il tempio il luogo dove imparare a mettersi alle spalle l’inverno dell’uso e del possesso dell’altro e ad aprirsi alla primavera della relazione? Gesù risponde, infatti, parlando di gregge, di pecore, di pastore. Relazioni, appunto, opposte alla sete di potere.

Relazioni che portano a un esito meraviglioso: Lui, il Signore, donerà a chi lo segue la vita che dura per sempre e che non può più andar perduta. Né forza umana né angelica né di qualsiasi altro tipo, nessun potere avverso a Dio che possa riuscire in alcun modo a strappare queste sue creature da Lui, dal Suo amore infinito.

Perché è il Padre stesso che ha consegnato al Figlio Gesù questo dono: il Padre che è l’onnipotenza stessa del Dio Uno e Trino, il Padre che è una cosa sola con Gesù.

Per Riflettere

“Chi sono io? Ma ditemi piuttosto chi siete voi! Voi che cercate in tutti i modi di sottrarvi all’evidenza di ciò che avete ascoltato e di ciò che avete visto, per difendere un opprimente regime religioso, perché ne traete vantaggio o perché ne temete la disapprovazione!”. Così avrebbe potuto controbattere Gesù. E chi di noi non avrebbe applaudito? Ma, prima di sdegnarci, soffermiamoci a pensare: non è mai successo a nessuno di noi di rifiutarsi di vedere l’amore di Dio, anche quando ci avvolge con la massima evidenza? Ma Dio, per nostra fortuna, non ha bisogno di controbattere. Continua ad amarci, a compatirci e a soffrire per noi.

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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