Abbiamo già parlato di cosa deve succedere nel futuro qualche giorno fa quando Gesù era in discussione con i sadducei. Oggi continuiamo a parlare del futuro, delle cose che devono accadere “un giorno”, che però non sappiamo quale sia. Domani? Settimana prossima? Tra un secolo? Tra un miliardo di anni? Non lo sappiamo. Nell’incertezza di questa attesa vediamo due diverse tentazioni descritte nel brano di oggi.
Da una parte chi si crogiola sugli allori: il nostro tempio è decorato con pietre preziose e doni votivi, quindi noi che l’abbiamo costruito siamo ricchi e potenti. Le nostre case sono comode e confortevoli, i nostri frigoriferi colmi di cibo, i nostri armadi pieni di abiti; diamo per scontato che il nostro benessere durerà per sempre e sarà sempre lì a garantire la nostra felicità.
Intanto ci dimentichiamo che quello stesso benessere è costruito sullo sfruttamento delle persone (sia nella nostra terra che all’estero) e sullo sfruttamento dell’ambiente. Ci dimentichiamo che mentre l’Europa occidentale è in pace da quasi un secolo per molte altre persone nel mondo la guerra è la normalità, ed in queste guerre spesso la nostra stessa Europa ha un ruolo tutt’altro che marginale.
Dall’altra parte chi invece semina il terrore per poterlo capitalizzare a proprio vantaggio, per spaventarci, per convincerci che il mondo va in rovina senza che ci si possa fare niente.
Per riflettere
Gesù ci invita a non farci catturare da nessuno di questi due estremismi. Noi sappiamo infatti che il mondo è saldamente nelle mani di Dio, e che se anche nel momento presente possono accadere fatti che lasciano smarriti c’è qualcuno nella “sala dei bottoni” che ci vuole bene e tiene le redini della situazione. D’altra parte ci chiede una sana inquietudine per le sorti del mondo e degli uomini, che ci porti ad abbandonare i nostri privilegi e le nostre tranquillità per metterci al servizio di tutti.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
