Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 26 Giugno 2024

Commento al brano del Vangelo di: Mt 7, 15-20

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In questo passaggio del discorso della montagna Gesรน ci mette in guardia dai falsi profeti, ovvero quei profeti dalle apparenze ingannevoli, e ci insegna un trucco efficace per riconoscerli: non guardiamo all’aspetto dei presunti profeti, non basterร  a distinguerli dai profeti veri; guardiamo piuttosto ai frutti delle loro profezie.

Un vero profeta, che parla per Dio, pronuncia parole di eternitร , parole che ci portano il frutto prelibato di una felicitร  duratura.

Il primo falso profeta della storia biblica รจ il serpente, che avvicinandosi a Eva, la convince a cibarsi dell’albero proibito con la falsa promessa di diventare come Dio e conoscere il bene e il male. Proprio come la promessa del serpente ad Eva, le false profezie hanno questa caratteristica comune: promettono una felicitร  immediata, fondata su un falso bisogno.

Una profezia non si giudica per la sua bellezza ma per le sue conseguenze sulla nostra vita. L’opera tipica della falsa profezia รจ nascondere quello a cui ci porteranno realmente, farci pensare al godimento di un atto senza farci realizzare a cosa questo porterร .

Pensiamo a quante false profezie ci guidano oggi, mentre corriamo dietro a felicitร  momentanee e bisogni che non abbiamo realmente.

La nostra vita รจ indirizzata dalle profezie che abbiamo deciso di accogliere, รจ fondamentale quindi che impariamo a darci gli strumenti per distinguere i rovi dagli alberi da frutto, e accogliere per le nostre vite le promesse di una felicitร  piena.

Per riflettere

Gesรน ci dice che un albero cattivo non puรฒ produrre frutti buoni. Ogni albero che non dร  buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Il Vangelo รจ radicale in questo: la falsa profezia non puรฒ essere mitigata e educata, ma deve essere tagliata e eliminata. Impariamo a liberarci dalle promesse di falsa felicitร .

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per lโ€™Evangelizzazione e la Catechesi

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