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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 25 settembre 2026

Gesù prega in solititudine. I discepoli sono lì con lui. È in questo contesto di preghiera, di vicinanza, di cammino condiviso, che arriva la domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?».

Le risposte che i discepoli riportano sono le stesse di ieri che erano giunte anche all’orecchio di Erode: Giovanni il Battista, Elia, un antico profeta. Risposte sensate, ma che ancora volta che non colgono pienamente la portata rivoluzionaria di Gesù.

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Poi la domanda si fa personale: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Il Cristo di Dio». Una risposta personale, diversa da quella degli altri, frutto della propria esperienza di vita quotidiana con Gesù.

Tutto perfetto allora? Assolutamente no, infatti subito dopo Gesù gli annuncia che questo Cristo «dovrà soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi, essere ucciso e risorgere il terzo giorno». Il divario è abissale.

Il Messia che Pietro aveva in mente era un liberatore glorioso, un re erede del grande Davide che avrebbe restaurato Israele. Il Messia che Gesù descrive è qualcuno che viene consegnato, un “perdente” che soffre e infine muore. Non proprio quello che si aspettava Pietro.
La professione di Pietro è giusta, ma ancora incompleta. Pietro impiegherà ancora del tempo per capire, non lo farà fino alla Pasqua. Ma intanto ha detto sì, e questo sì è abbastanza per iniziare il Cammino.

Per Riflettere

«E voi, chi dite che io sia?». Se dovessi rispondere oggi con una sola frase, cosa diresti di Gesù nella tua vita concreta?

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi