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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 25 Maggio 2025

Come sappiamo, anche il capitolo sette di Matteo contiene gli insegnamenti che Gesù rivolge ai discepoli. All’epoca del Nazareno l’attesa del Messia costituiva la speranza di più viva. Non sono mai mancate figure importanti (pensiamo ai profeti) né coloro che si accreditavano di titoli del tutto falsi.

La giovane Chiesa, orfana del Risorto ma ricca dello Spirito Santo, guarderà anche a questo testo per misurare chi è veramente cristiano, cioè seguace e praticante l’insegnamento dell’Emmanuele, in contesti storici dove altri si presenteranno con dottrine diverse: pensiamo alle eresie. L’Emmanuele traccia un percorso che vuole aiutare i discepoli e la Chiesa a discernere con attenzione quando altri porteranno zizzania tra i cristiani.

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Le parole del Signore mettono, inoltre, in evidenza l’importanza della Parola meditata ieri. Infatti la pericope di oggi del vangelo di Matteo esalta la lettura di ieri tratta dal vangelo di Luca sulla figura di Giovanni Battista. Le parole del Galileo riportate da Matteo rimandano a quelle di Giovanni in Mt 3, 8–10: “Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco”.Il

Battista è credibile perché ha vissuto quanto predicava alle folle. È morì martire per la fede. Gesù di Nazaret è fedele al compito assegnato dal Padre e vive la sua obbedienza predicando e accettando la croce. Entrambi portano frutti preziosi, riconosciuti dal Padre e dai seguaci che entrambi ebbero in vita. Gli stessi che manterranno la comunità di fedeli che si espanderà in modi inaspettati. Un frutto che ha ormai duemila anni di vita.

Per riflettere

La fede vissuta ogni giorno è il frutto dell’albero che è la Chiesa alla quale portiamo servizio. Le nostre opere rivelano in chi crediamo. Sono frutti che manifestano con gioia in chi riponiamo la nostra speranza.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi