I discepoli sono ancora impauriti, chiusi nella loro delusione.
Quei discepoli potremmo essere noi. Ma ecco che Gesù viene a liberarci, proprio nella nostra sera, nel momento più buio egli ci porta la sua luce, che non ci abbandonerà più. Viene dentro i nostri sepolcri, come in quel cenacolo sprangato, per spalancarne le porte, come al sepolcro la mattina di Pasqua. Egli, prima di tutto, ci dona la sua pace, quella vera, di cui il nostro mondo ha veramente bisogno. Poi ci chiede di accogliere lo Spirito Santo: “Ricevete”, ci dice. Perché lo Spirito Santo è un dono da accogliere, non un’imposizione, e in quanto tale potremmo rifiutarlo.
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Ma perché dovremmo rifiutare un dono così prezioso? Questo regalo ci permette di non avere più paura, ma coraggio; ci dona di comprendere che lui è veramente il Cristo e di credergli; ci rende capaci di non rimanere più isolati, ma di entrare in comunione con gli altri; ci rende capaci di portare la sua luce al prossimo, perché avremo la gioia della sua presenza dentro di noi.Infine Gesù ci parla di p
erdono, come se prima, senza lo Spirito, questo fosse impossibile. Perdonare non è umano: cancellare le colpe, i torti subiti, come se nulla fosse mai successo, è possibile solo se accogliamo il suo amore e lo doniamo a nostra volta: “per dono”.
Per Riflettere
Siamo capaci di perdonare veramente di cuore a chi ci ha fatto un torto? Chiediamo il dono dello Spirito e accogliamolo nel nostro cuore.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
