Il testo odierno del vangelo di Marco ci ricorda che Gesù chiamò a sé “quelli che voleva”, una chiamata dunque che non si fonda su meriti personali ma soltanto su una scelta del Signore, perché “fossero con lui e per inviarli a predicare”—Gesù chiama ancor oggi a “essere” (meglio che “perché stessero”) con lui, nel quotidiano, giorno dopo giorno, alimentando la propria vita con la lettura assidua delle Scritture, lasciandosi plasmare dai suoi gesti e dalle sue parole—e “per mandarli ad annunciare”.
Non c’è separazione tra le due cose. Può essere mandato solo chi è vicino a Gesù, chi lo incontra nella sua Parola e, d’altra parte, chi vive questa intimità con lui non può non annunciarlo. Certamente le modalità dell’annuncio possono essere diverse; si può annunciare il vangelo “non necessariamente attraverso le parole”, come ci ricordava papa Francesco. (Comunità di Bose)
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Per Riflettere
L’annuncio nasce dalla vicinanza con Dio: coltivo la relazione quotidiana con lui?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
