Gesù si presenta come Re e Pastore che separa le pecore dalle capre: il criterio del giudizio non è la Fede proclamata a parole, bensì l’amore concreto. “Avevo fame, sete, ero straniero…”: il Signore si identifica con ogni uomo fragile e invisibile. Il volto del povero diventa il luogo dove incontrare Cristo.
I “giusti” non sanno nemmeno di aver fatto del bene: il loro agire nasce da un cuore che ama spontaneamente, senza calcolo. Al contrario, chi non ha riconosciuto il fratello ha perso l’occasione di riconoscere Dio stesso.
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Il giudizio non è un tribunale esterno, ma la verità del cuore che si manifesta: chi ha amato entra nella gioia, chi ha vissuto chiuso in sé sperimenta il vuoto che ha costruito. Non servono gesti grandiosi: basta un bicchiere d’acqua, una visita, un’accoglienza sincera. L’eternità inizia già qui, ogni volta che scegliamo di amare.
Per Riflettere
Il vero incontro con Dio passa attraverso l’amore concreto. Ogni gesto di cura verso l’altro è un passo verso il Regno. Riconoscere Cristo nei piccoli è già vivere la vita eterna.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
