La parabola di Gesù inizia con un ammonimento rispetto al desiderio di denaro e potere, che può diventare accecante. La scena inizia con Lazzaro che si trova non lontano dalla porta della casa del ricco; per il ricco sarebbe sufficiente andar fuori dall’uscio per vederlo.
Ma il ricco, preso dalle proprie preoccupazioni e passioni mondane, si dimentica del povero, è cieco rispetto alla sua presenza. Quando la morte sopraggiunge, sono gli angeli che conducono il povero da Abramo, mentre il ricco è sepolto.
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Si intravede una differenza tra chi ha trovato la propria consolazione nei beni terreni e chi è rimasto oppresso, ai margini, nelle periferie del mondo. Mentre in vita erano vicini, adesso sono separati irrimediabilmente. Neppure una goccia d’acqua dalla punta di un dito può attraversare l’abisso che li divide, come afferma Abramo.
L’ammonimento è un invito a porre la fede e le opere di bene come priorità nella nostra vita. La fede è qualcosa di serio, la distrazione verso altre sorgenti di beni effimeri conduce a conseguenze definitive. Inoltre la parabola vuole mostrare che abbiamo gli strumenti per la fede, che è fondata.
Infatti non soltanto Lazzaro, cioè i bisognosi, ci richiama alla conversione, invitandoci ogni giorno alla cura del prossimo; ma anche Mosè e i profeti che hanno mostrato come ricondurre il popolo di Israele verso Dio, e oltremodo il Figlio risorto dai morti che annuncia il regno dei cieli.
Per riflettere
Riusciamo a vedere coloro che hanno bisogno di conforto spirituale o di beni materiali per vivere una vita dignitosa? Che cosa possiamo fare per loro?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
