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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 20 Marzo 2024

Gesù vorrebbe che la sua Parola fosse per noi una casa in cui abitare, dimorare, sostare, indugiare, trascorrere del tempo, che fosse scenario costante dei nostri più piccoli gesti quotidiani e cornice delle relazioni più intime.

Alla sorgente di tutto c’è l’abitare dentro alla sua Parola ed essere abitati da essa, e questo invito a rimanere costantemente nella Parola favorisce il nostro incontro con la verità che è Gesù stesso, l’amore del Padre che si è fatto carne e storia.

Il rimanere, abitare, nella Parola ci permette di conoscere la verità e la verità ci rende liberi: è un movimento circolare dove ogni azione alimenta l’altra e accende un cammino di Fede; la comunione con la verità ci libera dal peccato, cioè da noi stessi, dal nostro orgoglio, dall’invidia e dalle passioni.

La libertà di cui si parla richiama la libertà del figlio di abitare nella casa del Padre, dove tutto ciò che è suo è anche nostro in una perfetta comunione e condivisione, siamo “l’uno la gioia dell’altro!”.

La verità non si ha, ma si fa, la verità è un amore da praticare; fare la verità è fare il bene, solo con esso si diventa figli di Dio, non perché generati da lui, ma perché somiglianti a Lui nell’amore.

La verità è un cammino. Non è una vaga illuminazione, è un percorso in cui ci si abitua ad essa, la si incontra, la si conosce, la si lascia agire in noi fino a lasciarci allargare il cuore e la mente stessa.

La verità è un’esperienza, e Gesù ne è la via, il motivo, la materia stessa. La verità non è una parola, è una persona, è il Cristo che ci renderà liberi per mezzo della luce.

Per riflettere

Il cristiano, secondo San Paolo, deve essere un “altro Cristo”: «Non sono io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20). Il riflesso del Signore nella nostra vita di ogni giorno, com’è? Sono un Suo specchio? Vero, libero e misericordioso?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi