Perché il paragone con gli altri ci fa mormorare? Perché mettiamo in scala le cose e le persone? Perché desideriamo una scala di merito? Questo senso di giustizia umana, forse legato alle nostre origini, lega il tempo, la fatica, il risultato a un riconoscimento ad esso proporzionale.
Eppure Dio non ama di più chi è più bravo, più capace, più meritevole. E questa cosa forse ci lascia perplessi: come se Dio non si basasse su scale, ma sulla risposta. Non importa quando ti ho incontrato, Signore, se a 20, 50 o 80 anni: importa se quando ti ho incrociato nel mio cammino ti ho detto sì, e se ti ho seguito in quel tempo che mi restava.
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Non importa quanto a lungo sono stato cristiano: importa se ricomincio ogni giorno come cristiano. Il tempo passato accumula ferite e fatiche nel cuore, che rischiano di offuscare la luce del presente. Cerchiamo di vivere il presente e non il passato; anche se da esso feriti, senza nasconderlo o dimenticarlo, chiediamo di incontrare Gesù oggi, e non fermiamoci a recriminare la nostra percepita Sua mancanza di ieri.
Non ieri, ma oggi Signore verrai da me? Mi chiamerai?
Per riflettere
Oggi desideriamo vivere chiedendo al Signore di chiamarci di nuovo e l’aiuto a farci trovare disponibili come il primo giorno a seguirLo.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
