Poco prima i discepoli, ingelositi dal rapporto tra Pietro e Gesù, iniziano a discutere su chi tra di loro fosse il più grande e chi mai avrebbe potuto prendere il suo posto qualora fosse poi morto.
Si lasciano andare alla logica comune del mondo e chiedono al Maestro quali siano le caratteristiche del più grande nei Cieli. Ma Gesù disattende le loro aspettative e prendendo un bimbo come esempio li sconvolge. All’epoca i bambini non avevano diritti civili, valore sociale o potere giuridico.
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Rappresentavano gli ultimi, i fragili e i dipendenti in tutto dagli adulti. Gesù non esalta l’innocenza morale del bambino, ma la sua condizione di totale affidamento, umiltà e piccolezza. “Diventare come bambini” significa cambiare mentalità. Richiede di abbandonare l’orgoglio, l’autosufficienza e la scalata sociale per accogliere la logica del dono.
Inoltre, chi accoglie l’ultimo e il più debole nel nome di Gesù, deve sapere che accoglie Gesù stesso. L’amore verso i fragili diventa incontro con Gesù.
Per Riflettere
Farsi bambini in un mondo di adulti, è senz’altro disarmante. Non è naturale, è una scelta a cui siamo chiamati se vogliamo davvero essere come Gesù è venuto ad insegnarci. È come farsi agnelli in un branco di lupi. Ci vuole forza per credere di non esser mangiati, quella forza che solo una Fede vera e sincera può dare.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
