La domanda sul tributo a Cesare è una trappola perfetta: se Gesù dice di pagare, lo accuseranno di collaborare con l’occupante romano; se dice di non pagare, lo accuseranno di sedizione. Ma Gesù risponde con una saggezza che stupisce tutti. Non nega l’autorità civile, ma la relativizza.
“Rendete a Cesare ciò che è di Cesare”—il denaro, le tasse, l’ordine civile hanno la loro importanza. Ma c’è qualcosa di incomparabilmente più grande: “Rendete a Dio ciò che è di Dio”.
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E noi stessi siamo l’immagine di Dio, non solo il denaro porta il volto di Cesare. Nella nostra epoca questa parola risuona ancora più forte. Siamo chiamati a vivere come cittadini leali nel mondo, ma senza dimenticare che la nostra vera cittadinanza è nel regno di Dio. Non si tratta di rifiutare il civile, ma di non farne un assoluto. La vera fede non ci chiude dal mondo, ma ci insegna a viverci mantenendo salda la lealtà primaria verso Dio. È l’equilibrio tra l’impegno concreto nella società e la consapevolezza che nulla di terreno può sostituire la relazione con il Creatore.
Per Riflettere
Come vivo il mio rapporto con l’autorità civile? Sono consapevole che la mia identità primaria è d’essere immagine di Dio?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
