Gesù rivela ai discepoli il cuore del mistero cristiano: la via della salvezza passa attraverso la Croce. Parla di sé come del “Figlio dell’uomo” che deve soffrire, essere rifiutato e ucciso, ma anche risorgere. Non è una sconfitta, ma l’annuncio di un amore più forte della morte.
Gesù non nasconde la durezza del cammino: seguire Lui significa entrare nella logica del dono, non della conquista. Quando dice “rinneghi sé stesso”, non chiede di annullarsi, ma di liberarsi dall’ego che ci imprigiona, da quella ricerca di controllo e sicurezza che soffoca l’amore.
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“Prendere la Croce ogni giorno” è accogliere la vita così com’è, trasformando il dolore in occasione di Fede e di servizio. La Croce diventa allora il luogo in cui la logica del mondo si rovescia nella logica del Vangelo: la vita si trova solo donandola. Gesù ci pone una domanda radicale: “Quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina sé stesso?”.
È un interrogativo che smaschera le nostre illusioni. Possiamo accumulare beni, successi, riconoscimenti, ma se il cuore si svuota dell’amore, tutto si dissolve. Il discepolo autentico non segue Cristo per convenienza, ma per amore, accettando di perdere qualcosa di sé per trovare la vita vera. Nella Croce quotidiana, vissuta con Lui, la sofferenza si trasforma in comunione e la perdita diventa fecondità.
Per Riflettere
Seguire Gesù significa rinunciare al proprio ego e trasformare la croce quotidiana in gesto d’amore. Solo chi dona sé stesso ritrova la vita piena, quella che nessuna perdita può distruggere.
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
