La scena è costruita su un deliberato contrasto. Da una parte Simone il fariseo: ha invitato Gesù a casa sua. È un gesto di apertura, ma di un’apertura controllata. Vuole vedere, valutare, osservare da vicino questo rabbi di cui tutti parlano. Il banchetto è anche un esame.
Dall’altra parte la donna: nessuno l’ha invitata, entra in casa di un fariseo sapendo di non essere benvenuta, si inginocchia ai piedi di Gesù, piange, asciuga le lacrime con i capelli, li bacia, li cosparge di profumo. Non ha argomenti da esporre, non ha domande teologiche da porre per valutare quanto sia sapiente Gesù. Ha solo il suo pianto e il suo amore.
- Pubblicità -
Gesù propone una piccola parabola: due debitori, uno che deve cinquecento denari e l’altro cinquanta. Entrambi non possono restituire, entrambi vengono condonati. Chi amerà di più? La risposta è ovvia. E la conclusione è diretta: «Sono state perdonate le sue colpe perché ha molto amato»
Poi Gesù subito precisa: ha molto amato perché le è stato molto perdonato. L’amore grande nasce dalla consapevolezza di essere stati perdonati. Simone non ama molto non perché sia cattivo, ma perché non si percepisce peccatore. Ha il controllo della sua vita religiosa: invita rabbi rispettabili, osserva le norme. Non ha bisogno di perdono. O almeno, così crede.
Chi si sente a posto—nella vita, nella fede, nelle relazioni—difficilmente si inginocchia. Chi sa di essere stato perdonato molto e molte volte, ama senza calcolare.
Per Riflettere
Oggi, mi sento più simile a Simone, che osserva la vita degli altri dal piedistallo delle proprie certezze, o a quella donna che, consapevole della propria fragilità, ha avuto il coraggio di trasformare il bisogno di perdono in un gesto di amore gratuito?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
