Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 17 Febbraio 2026

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Gesù si trova con i discepoli su una barca: hanno dimenticato di portare pane, e questa mancanza diventa occasione per una lezione profonda. Gesù parla del “lievito dei farisei e di Erode”, cioè di quella mentalità che gonfia l’uomo di orgoglio, potere e ipocrisia.

È un lievito sottile, invisibile, ma capace di corrompere il cuore se penetra nella nostra vita. I discepoli però fraintendono: pensano al pane materiale. Gesù allora li scuote con parole forti: “Non capite ancora? Avete il cuore indurito?”, perché non riescono a vedere oltre il bisogno immediato.

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Ricorda loro i pani moltiplicati: dodici ceste, sette sporte. Segni di una sovrabbondanza che non dipende dalle scorte, ma dalla fiducia in Dio. Il vero pane non è quello che si dimentica, ma quello che si dona e si spezza: è la sua presenza, la sua Parola, il suo amore.

Gesù invita i discepoli e ciascuno di noi a passare da una Fede preoccupata della mancanza a una Fede nutrita dalla memoria dei segni. Ogni volta che dimentichiamo la generosità di Dio rischiamo di discutere del “pane che manca” invece di ricordare il “pane che resta”.

La domanda finale di Gesù “Non comprendete ancora?” è rivolta ad ognuno di noi.

Per Riflettere

Siamo chiamati a ricordarci ogni giorno dell’amore di Dio; solo così possiamo riconoscerlo anche nelle piccole barche della vita, dove a volte sembra mancare tutto, ma in realtà c’è Lui, l’unico Pane che basta.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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