Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 11 Agosto 2023

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Oggi il Vangelo prosegue la riflessione di ieri: dobbiamo morire per dare molti frutti come muore il seme nella terra. Ma come dobbiamo morire? Rinnegando noi stessi e prendendo ciascuno la sua croce.

Possiamo anche guadagnare il mondo intero, ma se non siamo capaci poi di vendere quanto conquistato per comprare il tesoro trovato nel campo o la perla più preziosa tutto sarà vano. Il Regno non sarà per noi vicino.

Allora andare dietro al Signore sarà possibile solo se rinneghiamo noi stessi, le nostre abitudini, i nostri limiti, le nostre superbie e il nostro carattere. Dobbiamo voltare le spalle a tutto ciò e, anche se ci è concesso di conquistare il Mondo, siamo subito disposti a venderlo per seguire il Cristo acquistando il campo dove è nascosto un grande tesoro.

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Il Figlio dell’Uomo sta per venire, quindi prendete la vostra croce ora, la vostra capacità di amare come le vergini sagge. Vendete quanto avete conquistato nel mondo e comprate l’olio delle lampade; ma subito, perché alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo Regno.

Il tempo è ciò che scandisce sia la nostra vita dalla nascita alla morte, sia la venuta del Regno da Adamo ed Eva alla fine dei giorni. Il Signore ci assicura che quel giorno ci sarà e solo chi sarà pronto con la sua croce sarà separato dalla zizzania che, al contrario, avrà dimenticato di conservare gelosamente l’olio della sua lampada. Amiamo quindi tutti i giorni. Amiamo per riempire la nostra lampada e non smettiamo mai di ricucire nelle nostre case, nei nostri luoghi di lavoro l’armonia, perdonandoci a vicenda prendendo la nostra croce, perché solo così Lui ci potrà accogliere.

Per riflettere

Quanto siamo pronti alla venuta del Signore? Siamo le ancelle stolte che hanno esaurito l’olio o siamo le ancelle che hanno conservato gelosamente l’olio delle lampade che gli sono state affidate per festeggiare lo Sposo?

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi