Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 10 Agosto 2021

813

Gesù ci parla della parabola del seme quando ormai si avvicina l’ultima festa di Pasqua che vivrà con i suoi discepoli. La sua definitiva glorificazione sul legno della croce è ormai vicina. Egli, ora, ci invita a guardare proprio verso quella croce, per comprenderne appieno il significato. Gesù è il Figlio di Dio; potrebbe rinunciare a quel sacrificio, che invece accoglie pienamente e liberamente. Accoglie il sacrificio della sua stessa vita! La sola Incarnazione non basta; bisogna che Lui stesso ci indichi la strada da percorrere fino al dono della vita. Così Gesù ci spiega il significato della sua morte e resurrezione attraverso l’immagine del seme che solo se muore non rimane solo e può portare molto frutto.

Così è per noi, chiamati a “morire” in tutte quelle dinamiche interiori che non ci consentono di costruire e vivere relazioni autentiche con noi stessi, con i fratelli, con Dio. Potremmo chiederci: questo deve necessariamente essere un percorso di sofferenza? Nella prima lettura di oggi, l’apostolo Paolo ci offre un’interessante chiave di lettura: “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia”. Ogni dono di sé è davvero gratuito se compiuto nella libertà del proprio cuore, l’unica che può garantirci gioia autentica. Senza questa libertà non può esserci una vera fedeltà a Cristo, cioè rischiamo di non agire secondo il cuore di Cristo.

- Pubblicità -

In altre parole, la parabola del seme ci insegna che possiamo vivere le “morti” necessarie alla sequela di Cristo non come uno sforzo della volontà o come una rinuncia fatta di tristezza e frustrazione, ma come la cosa più naturale e desiderabile, quella che ci consentirà di “portare molto frutto”. Il “frutto”, che poi porteremo nella nostra vita sfugge persino alle nostre logiche, è un mistero conosciuto da Dio, ma del quale possiamo essere certi perché Gesù ci ha detto: “Se uno serve me, il padre lo onorerà”.

Per riflettere

Oggi rifletterò su tutte le “morti” a me stesso che posso realizzare nella libertà del mio cuore, per essere umilmente fedele a Cristo.

Preghiera finale

Nelle tue mani, Signore, mi metto e mi abbandono.
Lavora, oggi e sempre, l’argilla che io sono, perché nelle tue mani
mi metto come il fango si lascia modellare dalle mani del ceramista. […]
Chiedi, comandami, cosa vuoi che io faccia? Che cosa vuoi che smetta di fare?
Animato o scoraggiato, approvato dagli altri o tra le incomprensioni e le critiche,
volente o nolente, quando mi vada bene ogni cosa o nulla del tutto,
mi resta solo dire, sull’esempio di nostra Madre:
si faccia di me secondo la tua volontà.
(ispirata da G. Lagrange)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

Articolo precedentedon Gabriele Nanni – Commento al Vangelo del 10 Agosto 2021
Articolo successivodon Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 10 Agosto 2021