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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 1 novembre 2025

Gesù sale sul monte e parla, non ai perfetti, ma alla folla. Le sue parole aprono un mondo nuovo, non perché ignorano il dolore, ma perché lo attraversano con una luce diversa. Le Beatitudini non sono un codice morale per pochi eletti, ma una provocazione radicale: dicono che la felicità non è possesso, controllo o apparenza, ma vulnerabilità abitata da Dio.

Beati i poveri in spirito: chi non si aggrappa al proprio io, ma si apre all’invisibile. Beati quelli che piangono: non perché il dolore è bello, ma perché non chiude il cuore. Beati i miti: non i rassegnati, ma i forti senza violenza. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia: gente che non si adatta al compromesso, che conserva dentro una sete che il mondo non riesce a placare.

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Le Beatitudini svelano un Dio che si schiera con chi perde. È qui il rovesciamento: non si tratta di salire, ma di scendere, di perdere per trovare, di morire per vivere. Questa è la vera rivoluzione del Vangelo. Vivere le Beatitudini non è essere deboli: è avere il coraggio di essere umani fino in fondo, con Dio dentro. E questo, oggi come allora, è follia per molti ma è sapienza per chi cerca il Regno.

Per Riflettere

Le Beatitudini sono il ritratto di un Dio che abita la fragilità. Non promettono una vita facile, ma una felicità profonda, possibile solo a chi ha il coraggio di essere povero, mite, affamato di giustizia. Il vero Regno nasce lì dove il cuore si apre.

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi