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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 7 novembre 2026

Vangelo del giorno di Lc 16,9-15

Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?
Dal Vangelo secondo Luca.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

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Parola del Signore.

Fonte: Chiesa Cattolica

La vita è una somma di piccole cose, come canta Niccolò Fabi, di piccoli gesti apparentemente innocui, semplici, inutili agli occhi di molti.

Nel piccolo, nel quotidiano, nel banale vediamo cosa abita il nostro cuore e tanti piccoli gesti positivi, come diceva il martire padre Pino Puglisi, cambiano il mondo.

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Io non so come fermare le troppe guerre in corso, e nemmeno ho soluzioni per le irrisolte questioni internazionali, ritengo la dottrina sociale della Chiesa sensata ed equilibrata ma no, non so cosa rispondere a chi, con tono aggressivo, mi sfida ad avere soluzioni eclatanti e definitive perché il cuore dell’uomo, il mio cuore, non sa mai vivere totalmente risolto.

Allora preferisco imitare Dio che diventa uomo (che soluzione del cavolo…), credo nella scelta di minorità di frate Francesco poverello che sceglie di esserci senza incombere.

Così costruisco, qui, oggi, un metro quadro di pace, di bene, di amore, di parole autentiche e feconde. Perché le grandi questioni mondiali altro non che sono la somma delle nostre piccole questioni irrisolte.

Fedeli nelle cose piccole, ci chiede il Signore e applica questo principio anche riguardo agli affari, ai denari, alla ricchezza.

Il discepolo sa che la ricchezza è un buon servo ma un pessimo padrone, sa che avere di che vivere (e anche di più) è dono di Dio e della nostra fatica.

Ma sa che la ricchezza è un pessimo padrone e l’avarizia, la bramosia, sono all’origine di ogni male, di ogni violenza, di ogni prevaricazione.

E tutti pensiamo alle grandi compagnie, agli stati canaglia, ai delinquenti, invece dovremmo guardare a noi stessi, a come gestiamo i nostri (pochi o tanti) beni, a come teniamo i conti in parrocchia, a come ci accordiamo continuamente delle eccezioni alla morale.

Spesso siamo poveri con i soldi degli altri e mai, ripeto mai, ho incontrato qualcuno che con onestà mi dicesse di vivere per far soldi.

Gesù non è un moralista e nemmeno un pauperista, è tutto votato a manifestare il volto del Padre.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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