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p. Alessandro Cortesi op – Commento al Vangelo di domenica 8 novembre 2026

Le lampade, l’olio e la porta sono le immagini che segnano la parabola delle giovani stolte e sagge che sta nella parte finale del vangelo di Matteo prima del racconto della passione di Gesù.

L’intero messaggio e la vita di Gesù sono annuncio del regno che si situa tra il presente ed un futuro da attendere e preparare. Il regno è la realtà dell’amore di Dio che si fa vicino per tutti come dono di liberazione, di vita, di rapporti nuovi. Gesù nel suo agire ha manifestato i segni del regno, la vicinanza di Dio a chi è ‘pietra scartata’ ed ha aperto una  speranza nuova.

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Questa novità già è iniziata, ma avrà il suo compimento. Il regno presente nella storia come seme, piccola realtà che sta crescendo esige attesa, attenzione e vigilanza. Il tempo della chiesa  è il tempo dell’attesa a vivere l’incontro di Dio e dell’umanità nella speranza di una pienezza. La speranza cristiana è orientamento della vita verso un incontro con Dio definitivo e pieno. Ciò comporta l’attesa tra le contraddizioni della storia e la capacità di coltivare nel cuore l’amore.

Una festa di nozze è al centro parabola: ed è importante perché si tratta di un momento di gioia, di festa di incontro. I profeti avevano usato l’immagine delle nozze per indicare la presenza di Dio nel suo rapporto con il popolo d’Israele “…tuo sposo è il tuo creatore… ti riprenderò con immenso amore..” (Is 54,1-10)

Nello svolgimento delle nozze al tempo di Gesù la sposa con le amiche attendeva al tramonto l’arrivo dello sposo e così aveva inizio il corteo verso la casa dello sposo dove si svolgeva il rito e la festa. Nel racconto luce e il buio appaiono contrapposti: al tramonto mentre scende il buio è necessario fare luce e accendere lampade per accogliere. Quelle lampade erano torce per fare luce. Ma il ritardo dello sposo porta ad una situazione imprevista. La stanchezza fa assopire le amiche della sposa e il sonno scende su tutte.

Quando giunge la voce che lo sposo sta arrivando tutte prepararono le lampade che avevano. La luce di queste torce alimentate con olio vince il buio della notte. L’olio è elemento delle unzioni di re e profeti, e segno di ospitalità (Sal 133,1-2). L’olio indica anche la gioia e l’abbondanza, la benedizione di Dio (Gb 29,6; Dt 33,24). L’olio che solo alcune giovani hanno con loro è forse riferimento all’atteggiamento del saggio (Prov 31,18) ed è segno della fedeltà di Dio alla sua promessa (1 Re 15,4).

Gesù aveva chiesto ai suoi discepoli e discepole di essere pronti ‘con la cintura ai fianchi e con le lampade accese; siate simili a coloro che attendono il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa” (Lc 12,35-36).

E Matteo nel discorso della montagna con l’immagine della lampada richiama ad un fare che si comunica e attrae: “Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa” (Mt 5,14-16). Avere olio per la lampade racchiude tutte queste evocazioni e richiama a coltivare una attitudine di attenzione e di responsabilità.

La porta è un altro elemento da considerare. E’ una porta che si apre e richiama alla fatica dell’attesa ed insieme alla gioia dell’incontro che genera liberazione; è anche rinvio a Gesù che si presenta come la porta (Gv 10,7).

La parola di Gesù è richiamo a vegliare, a coltivare la gioia di una attesa responsabile: nel tempo che ci è dato, vivere la speranza è lasciare che fluisca l’olio dell’ospitalità, della fraternità, della benedizione, nelle piccole cose del quotidiano.

Per gentile concessione di p. Alessandro – dal suo blog.

p. Alessandro Cortesi op

Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose ‘santa Caterina da Siena’ a Firenze. Direttore del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira – Firenze.