La parabola dell’amministratore disonesto può lasciare inizialmente perplessi: perché Gesù sembra lodare una persona che ha agito in modo scorretto?
In realtà Gesù non approva la disonestà dell’amministratore, ma mette in evidenza la sua capacità di reagire davanti a una situazione difficile. Quando scopre di stare per perdere il proprio incarico, egli non rimane paralizzato dalla paura, ma cerca una soluzione e si attiva con decisione.
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È proprio questa prontezza che Gesù propone come esempio. L’amministratore comprende che la sua situazione sta cambiando e decide di utilizzare il tempo che gli rimane per preparare il proprio futuro. Tutto ciò che possediamo non dovrebbe essere considerato esclusivamente come qualcosa da accumulare e difendere. Tempo, capacità, relazioni, risorse e possibilità sono anche responsabilità. Siamo chiamati ad amministrarli con intelligenza e, soprattutto, in modo coerente con il Vangelo.
L’amministratore agisce pensando al futuro. Anche noi siamo invitati a non vivere soltanto per ciò che è immediato, per il successo, il denaro o il riconoscimento degli altri. La vita richiede uno sguardo più ampio e la capacità di investire in ciò che rimane: la solidarietà, l’amore, la giustizia, il perdono, la cura delle relazioni.
Le parole finali di Gesù sono particolarmente provocatorie: «I figli di questo mondo […] sono più scaltri dei figli della luce». È un invito a non essere superficiali nella fede. Spesso siamo capaci di impegnarci moltissimo per raggiungere obiettivi materiali, professionali o personali, ma rischiamo di dedicare poca attenzione alla nostra crescita interiore e al bene degli altri. Il Vangelo ci chiede quindi di trasformare la nostra intelligenza e la nostra capacità di agire in strumenti per il bene. Non si tratta di essere furbi a discapito degli altri, ma di essere responsabili, lungimiranti e creativi nel fare il bene. La vera sapienza consiste nel comprendere che ciò che abbiamo ricevuto non è soltanto un possesso, ma un dono da mettere a servizio.
Per Riflettere
Quali doni mi sono stati affidati? Come utilizzo il mio tempo, le mie capacità e le mie risorse? Sono capace di essere “scaltro” anche nel fare il bene? Sto investendo in ciò che conta davvero o soltanto in ciò che è immediato?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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