In questo Vangelo Gesù ci parla dell’invito di Dio alla comunione con Lui.
Il padrone di casa prepara una grande festa e desidera condividere la sua gioia con molti; l’invito è gratuito, ma gli invitati, uno dopo l’altro, trovano delle scuse per non partecipare. Nessuno di loro rifiuta apertamente il padrone: semplicemente, trovano qualcosa che in quel momento sembra più importante.
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Le cose che gli invitati mettono al primo posto non sono necessariamente negative: il lavoro, i beni, la famiglia fanno parte della vita e sono doni importanti. Il problema nasce quando diventano così importanti da impedirci di accogliere ciò che conta davvero. Anche noi possiamo essere talvolta così presi dagli impegni, dalle preoccupazioni, dalle ambizioni o dalle comodità da non avere più tempo per Dio, per gli altri e persino per noi stessi.
Di fronte al rifiuto degli invitati, il padrone apre le porte della sua casa a coloro che normalmente vengono considerati ultimi: poveri, ciechi, storpi e persone emarginate. È un’immagine molto forte dell’amore di Dio, che non esclude nessuno e che guarda soprattutto a chi ha più bisogno di accoglienza, la sala deve essere piena perché Dio desidera che tutti possano partecipare alla sua gioia.
La parabola ci ricorda dunque che l’invito di Dio è rivolto a ciascuno di noi, ma non può essere vissuto in modo automatico. Occorre scegliere di rispondere, trovare il tempo per ascoltare, lasciarsi coinvolgere e aprire il cuore.
A volte aspettiamo il “momento giusto” per avvicinarci a Dio, per perdonare, per aiutare qualcuno o per cambiare qualcosa nella nostra vita. Il rischio è continuare a rimandare ma l’invito alla cena è ancora aperto: sta a noi decidere se accoglierlo.
Per Riflettere
Dio ci invita alla sua “cena”, ma spesso rispondiamo con delle scuse. Quali sono le cose che metto davanti a Dio e agli altri? Sto rimandando qualcosa di importante? Ho ancora spazio nel cuore per accogliere chi ha bisogno di me?
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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