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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 3 novembre 2026

Gesù è a pranzo in casa di un fariseo. Ha appena osservato come gli invitati si contendano i primi posti e ha insegnato loro l’umiltà: non cercare di essere riconosciuti, non pretendere i posti d’onore. E soprattutto, quando organizzi un banchetto, invita i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi, quelli che non possono ricambiarti. Perché la vera gratuità non cerca restituzioni.

Gesù sta descrivendo lo stile del Regno di Dio: umiltà, dono gratuito, libertà dal bisogno di essere ricambiati.

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A questo punto uno dei commensali esclama: «Beato chi prenderà cibo nel Regno di Dio!».

È come se dicesse: che fortuna sarà per chi riuscirà ad arrivare a una meta così alta! Perché vivere così non è facile. Essere umili quando vorremmo essere riconosciuti, donarsi senza aspettare nulla, amare chi non può restituirci niente: tutto questo è una vera conversione!

Ma Gesù non si lascia trascinare in un’esclamazione religiosa di circostanza. Racconta una parabola che è un vero schiaffo alle nostre illusioni spirituali.

Un uomo prepara una grande cena e invita molti. Ma quando arriva il momento di partecipare, tutti cominciano a trovare scuse. C’è chi ha comprato un campo, chi dei buoi, chi si è appena sposato. Nessuno dice di non credere a Dio, nessuno rifiuta apertamente il suo invito. Semplicemente, tutti hanno qualcosa di più urgente da fare.

Ecco il punto! Vogliamo il Regno di Dio, ma non vogliamo vivere secondo la logica del Regno.

Ci piace parlare di umiltà, ma vogliamo essere considerati. Ci piace parlare di gratuità, ma aspettiamo riconoscenza. Ci piace parlare di carità, ma scegliamo a chi donarla e quanto donare. Ci piace sentirci invitati alla cena di Dio, ma quando arriva il momento di cambiare vita troviamo mille giustificazioni.

L’auto-giustificazione è una delle più sottili forme di schiavitù spirituale. È la strada attraverso la quale il maligno ci tiene lontani dalla conversione. Lo ha fatto già con Adamo ed Eva: nessuno si assume la responsabilità del proprio errore, ciascuno trova qualcuno o qualcosa a cui attribuire la colpa.

Anche noi siamo diventati abilissimi nel giustificarci davanti a Dio. Non abbiamo mai tempo, non possiamo, non è il momento, gli altri non ci aiutano, le circostanze non lo permettono. E intanto la vita passa e il Vangelo resta fuori dalla porta.

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La parte più provocatoria della parabola è che il padrone non rinuncia alla cena. Fa entrare altri: poveri, storpi, ciechi e zoppi. Poi manda il servo ancora più lontano, perché la sua casa si riempia.

Il Regno non è per quelli che si ritengono degni, ma per quelli che riconoscono di aver bisogno di essere accolti e trasformati.

E allora la domanda non è: «Beato chi mangerà il pane del Regno di Dio?».

La domanda è: io sono disposto a vivere oggi secondo la logica di quel Regno?

Perché non basta desiderare il Paradiso se poi rifiutiamo ogni giorno le occasioni che Dio ci offre per convertirci. Non possiamo chiedere a Dio di accoglierci alla sua mensa se noi continuiamo a rifiutare il suo invito.

Attenzione: possiamo passare tutta la vita a parlare del Regno e non entrarci mai, perché troppo impegnati a trovare scuse per non viverlo!

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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