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p. Giovanni Nicoli – Commento al Vangelo del 2 novembre 2026

Siamo nell’era della memoria e viviamo una continua perdita di memoria. La memoria è la vita dell’uomo. Una persona senza memoria è una persona senza radici. Una persona con la memoria inchiodata è una persona che vive una sorta di arteriosclerosi che non lascia possibilità a nuove informazioni di entrare in lei.

Siamo nel tempo della memoria infinita che è la memoria dei nostri computer che ormai ci stanno in una tasca. Possiamo accedere a qualsiasi informazione come non mai nella storia dell’umanità. Ma ci manca una cosa: la sintesi. La nostra perdita di memoria sta proprio in questo: non abbiamo più capacità di sintesi, cosa che nessun computer potrà mai avere.

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Questo significa che il nostro accesso alle informazioni che un computer ci può dare è parziale e sospetta come fonte di informazione. Se infatti noi abbiamo accesso a una grande quantità di informazioni è anche vero che a queste informazioni noi accediamo con una richiesta specifica: chiediamo una informazione che confermi quanto stiamo cercando. La capacità di ricerca e di confronto fra le varie informazioni per giungere ad una idea nostra maturata scema sempre di più.

Il computer infatti produce ma non crea. La nostra creatività e capacità di sintesi è l’unica che può dare un senso e un corpo alle informazioni a cui accediamo.  Non possiamo rincorrere, come stanno cercando di fare gli operatori di borsa che ormai dipendono dalle bizze programmate di computer ben addestrati, le informazioni che ci giungono da un computer, come da una TV o da una radio. Abbiamo bisogno di sintesi e per far questo abbiamo bisogno di creatività e di memoria. La memoria di un computer non potrà mai sostituire la nostra, pena la piena disumanizzazione dell’umanità stessa ridotta ad obbedire, come in molti casi già avviene, ad una macchina.

Abbiamo bisogno di memoria come ce la dona il Signore Gesù che non può perdere nessuno di quelli che gli sono stati dati, che non vuole dimenticare nessuno dei suoi. La distrazione come luogo di vita è cosa ben angusta e col fiato corto. La distrazione ci porta a perdere ogni aggancio con il reale e ad essere persone che perdono. Perdiamo le madri e i padri; perdiamo i figli e gli amici; perdiamo la patria e le nostre radici; perdiamo dei pezzi di mondo e nazioni intere. Perdiamo la capacità di ascoltare e comprendere la storia.

La volontà del Padre nei confronti del Figlio Gesù è che Lui non perda nessuno di coloro che gli sono stati affidati. Lo stesso vale per noi figli suoi: sua volontà è salvarci dalla dimenticanza, è chiedere di riportare al cuore col ri-cordare gli avvenimenti della nostra esistenza. Non vuole dei figli dimenticoni, il Padre nostro che è nei cieli, ma gente che vive con la memoria ben sveglia. Memoria ben sveglia utile per fare sintesi di vita e quindi per discernere, per capire. Capire una notizia e non berla è la grande scommessa educativa che abbiamo davanti a noi.

Solo così le nuove generazioni potranno ritornare a comprendere la diversità che esiste tra il far del male ad una persona per gioco in un cellulare e il far del male ad una persona nella realtà. Comprenderemo la diversità fra realtà virtuale, che di virtuoso non ha nulla, e realtà reale che vi virtuoso ha tutto.

Fare memoria dei nostri defunti, ricordare le nostre radici, ricordarci da dove veniamo, è giocoforza elemento essenziale per vivere un oggi rivolto al futuro. L’oggi verso il futuro senza radici è albero che rischia di schiantarsi al primo soffio di vento. La commemorazione dei defunti è richiamo alla memoria e invito ad una sintesi di vita che da troppo tempo ci manca.

Gesù non espelle e, soprattutto, non perde nessuno dei suoi fratelli, perché è volontà del Padre che questo non avvenga. Gesù non è un dimenticone distratto. La sua sintesi di vita, e di memoria, è attuata intorno alla volontà del Padre, grande centro di gravità permanente. Gesù non solo non si dimentica dei suoi fratelli, ma dona loro la vita eterna e li risuscita ogni giorno e li risusciterà nell’ultimo giorno. Non è un dimenticone, si ricorda di ognuno di loro e ama ognuno di loro.

La volontà del Padre è amore come passione e come capacità di azione. E la vita eterna, fin da oggi, è questa: amare il Padre e i fratelli già oggi perché radicati nell’ieri siamo protesi verso il domani.

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