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Comunità Kairos – Commento al Vangelo di domenica 1 novembre 2026

Domenica 25 Maggio 2025 - VI DOMENICA DI PASQUA - ANNO C
Commento al brano del Vangelo di: Gv 14,23-29

Data:

Una coincidenza felice tra questa prima domenica di novembre e la solennità di TUTTI I SANTI, poiché la Parola che viene proclamata ci sprona in un momento storico di grande crisi umanitaria che ci trova impreparati, delusi, pervasi da una sensazione di impotenza, pur nel desiderio di testimoniare la nostra fede.

Il Discorso della montagna, come lo abbiamo sempre in semplicità definito, è un passo frequentemente ricordato dalla liturgia e costantemente presente nella frequentazione della PAROLA, sicché non è facile ricavarne una lectio che ci parli QUI E ORA.

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Abbiamo più volte commentato e meditato su questo CANTICO DELLE BEATITUDINI, sapendo che la parola beati, usata come anafora ad ogni frase, ha molteplici significati.

Ma, in primis, è incoraggiamento (ASHRE= avanti, orsù!) a muoversi, a camminare, ad agire con la forza che proviene dall’altro significato di beatitudine come gioia di poter ricevere nel QUI E ORA la grazia del PADRE, la presenza del FIGLIO e il sostegno dello SPIRITO SANTO.

E infine la beatitudine, proclamata in questa PAROLA, riguarda anche il futuro escatologico di partecipazione al regno di Dio per l’umanità ammessa, con il perdono paterno per le tante fragilità e trasgressioni, al Banchetto di nozze che DIO ha preparato per tutti i suoi figli, grazie all’amore del FIGLIO.

È vero che una lectio dovrebbe essere puntuale esegesi del testo sacro nella sua interezza, , ma i tempi bui in cui stiamo vivendo mi portano a dedicarmi e leggere col cuore alcuni versetti in cui ricorrono le parole GIUSTIZIA e PACE.

Di Giustizia e pace, quali escono dalla bocca di Gesù, abbiamo infatti serio e quotidiano bisogno!

Il nostro paese, l’Europa, l’Occidente, l’America, i Continenti, la TERRA insomma sono pervasi e travolti da un’ondata di inspiegabile VIOLENZA.

Siamo giornalmente colpiti da immagini di un diffuso malessere che si esprime tra l’altro nell’assurda e irrazionale violenza di TANTI , anche giovani e giovanissimi, alla quale risponde la, pur razionale (o comunque ragionata), violenza di leggi repressive dettate da un potere conservatore, nazionalista, proprio di un’elite di tecnocrati (I possessori dell’AI ), di plutocrati interessati unicamente a mantenere e consolidare i propri interessi, nonché da politici altrettanto interessati a dominare la gente comune incoraggiandone l’ignoranza e diffondendo la paura dell’insicurezza e l’ostilità nei confronti del DIVERSO che va escluso e cacciato.

In questa atmosfera la PAROLA su cui meditiamo incoraggia “i discepoli” di ogni tempo a cogliere, come segno dei tempi, la necessità della conversione, ovvero della rinuncia all’ottica mondana che farebbe cadere nell’egoistico “chiudersi nel proprio orticello” o nell’indifferenza verso il bene comune.

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Il discepolo è esortato invece a lottare contro il proprio egoismo e ad avviare un cammino di cambiamento, agendo con oculato discernimento onde testimoniare la “sete di giustizia” e il desiderio di pace!

Nei versetti che parlano di giustizia e di pace, infatti, non cogliamo affatto una logica rinunciataria: Gesù chiama BEATI gli OPERATORI di pace e sottolinea la FAME e la SETE in chi desidera la giustizia, per indicare la loro insopprimibile RICERCA di sazietà.

La “sete di giustizia” è, sul piano umanitario, la LOTTA contro il MALE nella RICERCA del BENE COMUNE aldilà di ogni soddisfacimento personale, anzi col rischio e il pericolo di trovarsi di fronte gli ostacoli di chi ha ben altri interessi e spesso detiene il potere.

Essere OPERATORI di PACE indica l’impegno di chi LOTTA contro i mostri dell’egoismo PROPRIO e di ALTRI, contro la CHIUSURA verso i “diversi “ e la costruzione di MURI a difesa di meschini interessi.

La proclamazione delle BEATITUDINI tocca infine anche la nota dolente della PERSECUZIONE che attende il discepolo vittima di ingiustizia e di menzogna, caratteristiche di quel MONDO che non comprende anzi colpisce chi lotta per il BENE COMUNE.

Il motivo della PERSECUZIONE, che nel successivo versetto 11 si abbatte su chi testimonia la propria fede in CRISTO è l’amaro risvolto della LOTTA contro il MALE.

E questo avvicina il Cristiano al suo Signore, profilando il terribile incontro con la SOFFERENZA della CROCE di fronte alla quale l’unico sostegno è la BEATITUDINE PROMESSA NEL REGNO DI DIO.

Come allora non ricordare l’eco del CANTICO delle CREATURE in cui San Francesco chiama la sofferenza “infirmitade et tribulatione” e aggiunge: BEATI QUELLI CHE ‘L SOSTERRANNO IN PACE, CA’ DA TE, ALTISSIMO, SIRANNO INCORONATI.

Vanna – Comunità Kairòs

Per gentile confessione della Comunità Kairos.