Una volta, quando i frati venivano consacrati, ricevevano un nome nuovo. Il loro nome veniva cambiato, quasi a indicare l’inizio di una vita nuova. Ancora oggi, in alcune famiglie religiose, questa tradizione rimane. Anche per noi Servi di Maria si aggiunge il nome di Maria: per esempio, il mio nome religioso per intero è Frà Stefano Maria.
Quando sono stato consacrato, però, mi è stato chiesto se desideravo ricevere un nuovo nome. Ho detto di no. E non l’ho fatto per comodità. Ma semplicemente ho pensato: il mio nome mi è stato dato nel Battesimo. È già un nome che esprime la vita nuova che Cristo mi ha donato. Non sentivo quindi la necessità di cambiarlo una seconda volta.
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E questo vale per ciascuno di noi. Il nostro nome non è soltanto una parola con cui gli altri ci chiamano. È qualcosa che ci identifica, che ci distingue, che ci ricorda che siamo persone uniche, amate da Dio. Nel Battesimo abbiamo ricevuto una vita nuova, siamo diventati figli e figlie di Dio. Non abbiamo bisogno di diventare qualcun altro per essere amati da Lui.
Nel Vangelo di oggi, Gesù passa la notte in preghiera. Sale sul monte e rimane solo con il Padre. Poi, quando viene giorno, chiama i suoi discepoli e ne sceglie dodici. Li chiama per nome, li sceglie personalmente, uno per uno.
Questa è la nostra storia. Prima ancora di quello che facciamo, prima dei nostri incarichi, dei nostri successi o dei nostri fallimenti, c’è una chiamata. Dio ci conosce e ci chiama per nome. Non ci chiede di essere qualcun altro. Ci chiede di essere noi stessi, ma con Lui.
A volte pensiamo che per seguire Dio dobbiamo cambiare completamente, diventare persone diverse, quasi cancellare quello che siamo. In realtà Gesù prende quello che siamo e lo trasforma. Prende la nostra storia, con le sue gioie e le sue ferite, le nostre capacità e anche i nostri limiti, e ci dice: “Vieni, seguimi”.
Il nome ricevuto nel Battesimo ci ricorda proprio questo: la nostra identità più profonda non viene da ciò che facciamo, ma da ciò che siamo davanti a Dio.
Forse oggi Gesù vuole semplicemente ricordarcelo: “Tu sei importante per me. Io ti conosco. Io ti chiamo. Non avere paura di essere quello che sei, perché nella tua vita, posso fare qualcosa di bello.”
E allora portiamo con noi questa certezza: Dio conosce il nostro nome e non lo dimentica. Anche quando noi ci sentiamo smarriti, anche quando non sappiamo bene quale strada prendere, Lui continua a chiamarci.
Il nostro nome è già un dono. La nostra vita è già una chiamata. Sta a noi rispondere, ogni giorno, con un semplice e coraggioso: “Eccomi, Signore.”
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