Sai che ciascuno di noi e anche tu, con tutti i tuoi limiti, sei amato da qualcuno che ti ritiene importante? C’è sempre qualcuno che ci ama nonostante i nostri limiti e difetti.
Gesù passa tutta la notte in preghiera prima di scegliere i Dodici. Non decide in fretta, non cerca persone perfette. Chiama uomini diversi, con storie e caratteri differenti. Tra loro ci sono Simone, detto Zelòta, e Giuda, figlio di Giacomo, da non confondere con Giuda Iscariòta. Di Simone sappiamo pochissimo; di Giuda la tradizione conserva soprattutto la memoria della sua missione. Eppure entrambi hanno un posto importante nella storia del Vangelo.
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È bello vedere che Gesù non li chiama soltanto a stare con lui, ma a partire, a diventare apostoli, cioè persone “mandate”. La chiamata non è un premio per chi è già arrivato, ma l’inizio di un cammino che cambia la vita.
Poi Gesù scende dal monte e incontra la folla. La gente è venuta per ascoltarlo e trovare guarigione. È qui che capiamo a cosa serve una missione. Non a sentirsi importanti, non a occupare un posto speciale, ma a portare agli altri la vita ricevuta.
Anche la prima lettura ci ricorda che non siamo estranei, ma «familiari di Dio». Paolo immagina una costruzione che cresce sul fondamento degli apostoli, con Cristo come pietra d’angolo.
Nessuno costruisce da solo e nessuno è inutile. Ognuno ha il suo posto.
Questo significa che non devi preoccuparti di cambiare il mondo, forse devi soltanto accorgerti di chi ti sta accanto, ascoltare chi non viene ascoltato, aiutare qualcuno a rialzarsi.
La guarigione può cominciare così, attraverso una presenza che non pretende di salvare tutti, ma sceglie di non abbandonare nessuno.
Non aspettare di sentirti pronto per rispondere alla chiamata. A volte è proprio cominciando che scopri chi sei.
don Domenico Bruno
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