Pace e bene cari fratelli e sorelle, questa domenica Gesù ci ricordonduce al centro di tutto, orientandoci verso il tutto: l’amore.
Non ci consegna una fredda regola ma l’orientamento fondamentale per vivere in pienezza ogni istante e giungere alla pienezza, alla santità.
Qual è il grande comandamento? Un dottore della Legge pone a Gesù questa domanda per metterlo alla prova.
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Gesù non solo risponde secondo ciò che i farisei conoscevano sull’amore di Dio, ma mostra che l’amore di Dio ha fortemente a che fare con l’amore per il prossimo.
Non pone una netta distinzione o gerarchia, ma afferma che: «da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Cioè tutto ciò che è importante per voi e per la fede dipende dall’Amore.
Pensando all’amore ci viene in mente tutto il nostro amarci nelle relazioni; ma anche Dio stesso, che nella lettera di Giovanni è presentato con solennità e come fonte e criterio del nostro agire: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore» (Gv 4, 7-9).
La nostra fede si basa fondamentalmente sull’amore, tutte le regole e le profezie, i miracoli, tutto ciò che la rappresenta ha come fondamento l’Amore. Scriveva Tomáš Halík, che «Dio è la profondità in cui ci addentriamo quando trascendiamo noi stessi nell’amore».
Se pensiamo al comandamento dell’amore e poi all’incarnazione dell’amore in Gesù percepiamo la bellezza del volto di Cristo, Colui che ci mostra l’Amore.
Si tratta di un amore incarnato che, attinto e imitado, diventa illuminante perché lega la carne di Cristo con la nostra, e apre gli orizzonti a comprendere che nessun amore può essere autentico se non incontra l’altro, il prossimo.
Gesù vuole illuminarci sull’amore, presentarcelo vivo, farci sentire che quel sentimento umano che conosciamo, rincorriamo, desideriamo e talvolta malediciamo ha bisogno di essere preso sul serio: «Dio avviene laddove amiamo» (Tomáš Halík).
Questo significa che l’amore non può essere ridotto né ad un’emozione privata né ad una semplice concessione sociale; è invece il luogo in cui Dio stesso si lascia incontrare e in cui, al contempo, facciamo l’esperienza di essere umani.
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Per questo nel Vangelo sentiamo Gesù parlare persino di amore per il nemico, quel paradosso in cui si rivela la verità più profonda dell’amore. Proprio nel decentramento che sembra perdita Dio accade e diventiamo capaci di una umanità pulsante.
Se per noi è chiaro che Dio è la fonte dell’amore, almeno concettualmente, Gesù ci dà un criterio concreto con il prossimo: amarlo come noi stessi.
Dentro di noi sappiamo con estrema precisione che cosa significa volerci bene, perché conosciamo i nostri desideri, le nostre attese, ciò che ci aspettiamo dagli altri. Perciò quel «come te stesso» ci mette davanti a una verità che non possiamo aggirare, ci offre uno specchio che smaschera ogni autoinganno.
Abbiamo un metro (oltre a quello della coscienza che è già dentro di noi): ciò che desideriamo per la nostra vita diventa la misura di ciò che siamo chiamati a donare agli altri.
Ovviamente sarebbe troppo poco, soprattutto se non abbiamo una coscienza educata al bene, amare qualcuno del nostro povero amore; infatti, quanti non si amano affatto o disordinatamente. Perciò c’è un comandamento ulteriore: quello dell’amore di Dio che ci fa da guida, ed è con l’incarnazione che impariamo come si ama e come amarci nella verità.
Pensiamo a tanti fondamentalisti che amano di amor proprio, con idee strampalate, e non trovano mai felicità in quell’amore, e chiamano amore ciò che non lo è, e per giustificare la propria religiosità violenta addebitano persino a Dio il non amore.
Diceva Ermes Ronchi in un suo testo sulla speranza: «I fondamentalisti di tutte le religioni, islamici e cristiani, sono degli infelici che vedono il mondo come un luogo corrotto o degradato, dominato dalla morte o dal “grande Satana”. Sognano di purificare questo mondo immorale con il fuoco, la violenza e la morte. Sono la bestemmia della nostra epoca. “Mettere la verità prima della persona è l’essenza della bestemmia”. (Simone Weil)».
Che il Signore ci aiuti a conformarci a suo amore, attingendo alla sua fonte, esercitandoci a viverlo giorno dopo giorno.
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