IL CUORE DELLA FEDE
Il comandamento dell’amore
“L’amore è un gioco esigente, sublime e doloroso, come tutte le cose che chiedono — e offrono — una misura piena al cuore. L’arte di saperlo vivere con sincerità è, da sempre, tra le cose più difficili da praticare e tramandare. Oggi, poi, questo inevitabile destino della nostra umanità sembra diventato uno «straniero» dentro una cultura che tende a valutare ogni cosa in termini di efficienza e di produttività. La parola di Dio, naturalmente, ha qualcosa da dire su questo delicato argomento” (RP).
a domanda posta a Gesù è antica e sempre attuale: qual è il comandamento più grande? Nell’immensa quantità di precetti della Legge, quale deve orientare tutti gli altri? Gesù risponde citando due versetti del Pentateuco: «Amerai il Signore tuo Dio» (Dt 6,5) e «Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Lv 19,18). Due comandamenti, un unico verbo: amare. Tutta la Legge e i Profeti dipendono da questo amore che coinvolge il cuore, l’anima e la mente, trasformando l’intera esistenza. Gesù ci invita a verificare se il nostro amore è davvero il centro della vita oppure se abbiamo lasciato che altri interessi prendessero il suo posto.
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Il coraggio di amare
Ma che cosa significa amare nella vita di ogni giorno? Significa avere il coraggio di ascoltare senza giudicare, chiedere scusa quando sbagliamo, perdonare senza alimentare il rancore, dedicare tempo a chi è solo e accorgerci di chi ci sta accanto, anche quando non ha nulla da offrirci. Significa non usare le persone per il nostro tornaconto, non ridurre le relazioni a uno scambio di convenienze e non misurare il valore degli altri sulla base di ciò che possono darci. Gesù unisce l’amore per Dio e quello per il prossimo, rendendoli inseparabili: non possiamo dire di amare il Signore se restiamo indifferenti alle sofferenze di chi ci vive accanto. La preghiera, la partecipazione all’Eucaristia e l’ascolto della Parola devono aiutarci a diventare persone più accoglienti, pazienti e generose. Amare significa riconoscere la dignità di ogni persona, prendersi cura dei più fragili e costruire relazioni nelle quali nessuno si senta scartato. Il Vangelo ci interpella proprio qui: il nostro modo di trattare gli altri rende credibile l’amore che professiamo per Dio?
Amare, amarci per amarsi
La conversione comincia quando smettiamo di costruirci un Dio a nostra immagine, che conferma le nostre idee e giustifica i nostri comportamenti, e accogliamo il Dio vivo e vero che Gesù ci rivela. A volte rischiamo di mettere Dio sulle nostre labbra, ma di lasciarlo fuori dalle nostre scelte; di invocare la pace senza rinunciare alle ostilità, di chiedere misericordia senza essere misericordiosi, di pretendere comprensione senza saper comprendere.
Per questo il comandamento dell’amore non è una bella frase da ripetere, ma una strada da percorrere ogni giorno, a cominciare dalle relazioni più vicine: in famiglia, nel lavoro, nella comunità e nella Chiesa. Come ricorda la riflessione proposta: “Fino a quando non siamo in una relazione seria e fedele con il Dio di cui portiamo impressa l’immagine e la somiglianza, qualsiasi tentativo di mettere l’amore al centro rischia di diventare un atto di idolatria, cioè di esaltazione esagerata di qualcuno o di qualcosa che non potrà mai riempire fino in fondo il nostro cuore. Infatti, quando dimentichiamo di coltivare l’amore verso Dio – relazione che ossigena e fonda la trama sempre fragile dei nostri rapporti umani – le nostre relazioni rischiano di ammalarsi” (RP). Chiediamoci, allora, quale gesto concreto possiamo compiere oggi per amare di più: forse una parola buona, un perdono atteso, una visita, un ascolto sincero. È così che il comandamento più grande diventa vita e il nostro amore, radicato in Dio, si fa testimonianza del Vangelo.
Per gentile concessione di don Vincenzo Leonardo Manuli
Link all’articolo del suo blog
Don Vincenzo è nato il 7 giugno 1973 a Taurianova. Dopo la laurea in Economia Bancaria Finanziaria ed Assicurativa nell’Università Statale di Messina conseguita nel 1999, ha frequentato il Collegio Capranica a Roma dal 2001 al 2006. Ha studiato filosofia e teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma dal 2001 al 2006 retta dai padri gesuiti della Compagnia di Gesù. […]
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