Di gente che predice il futuro ce n’è sempre stata, e quasi sempre annuncia sventure: catastrofi, crisi, la fine di tutto. Eppure, paradossalmente, mentre ascoltiamo previsioni su ciò che verrà, facciamo una fatica enorme a capire ciò che stiamo vivendo.
“Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?” Sappiamo prevedere la pioggia guardando le nuvole, oggi sappiamo prevedere l’andamento dei mercati e il meteo di dieci giorni. Ma il significato profondo di ciò che accade, quello ci sfugge. La capacità di capire ce l’avremmo, ma la usiamo per tutto tranne che per l’essenziale.
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E qual è l’essenziale? Gesù lo rivela con un’immagine concreta: se stai andando dal giudice con il tuo avversario, mettiti d’accordo con lui lungo la strada, finché sei in tempo. Ecco il segno del tempo che non vogliamo vedere: questo è il tempo della riconciliazione. Non domani, non quando l’altro farà il primo passo, non quando le condizioni saranno perfette. Adesso, lungo la strada.
Quanti rapporti feriti trasciniamo, rimandando la pace a un futuro indefinito? Aspettiamo, come se il tempo fosse infinito. Ma la strada prima o poi finisce, e ciò che non abbiamo riconciliato ci si presenterà davanti tutto intero.
Interpretare il nostro tempo, allora, non è indovinare il futuro: è capire che ogni giorno che ci è dato è un’occasione per fare pace. Il presente non è un tempo qualunque, è il tempo favorevole.
Non lasciamo che passi invano. Perché chi si riconcilia non perde nulla: si libera di un peso e guadagna un fratello. E un mondo che fatica a capire se stesso ha bisogno, più che di profeti di sventura, di persone che sanno fare il primo passo.
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