Tante volte sentiamo che una relazione si sta rovinando, ma aspettiamo che sia l’altro a fare il primo passo. Ce ne accorgiamo dai messaggi che diventano freddi, dalle parole che non diciamo più, da quel silenzio che all’inizio sembra innocuo e poi diventa un muro. Eppure continuiamo a rimandare. Pensiamo che ci sarà tempo per chiarire, per chiedere scusa, per recuperare. Oppure per orgoglio ci diciamo che se ne accorgerà sarà l’altro a farsi sentire.
Il Vangelo non va lottato da questo pensiero. Sappiamo leggere i segnali del tempo, prevedere la pioggia e il caldo, ma facciamo fatica a capire quello che sta succedendo dentro di noi e nelle nostre relazioni. È più facile guardare il cielo o gli altri, che guardarsi dentro.
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Per questo Gesù invita a cercare un accordo con il proprio avversario mentre si è ancora in cammino. Non dobbiamo aspettare che una discussione diventi una rottura definitiva. Non sempre avremo ragione e non serve averla sempre. Qualche volta il primo passo sarà ammettere di aver ferito qualcuno. Fidati. La pace vale più della soddisfazione di vincere una discussione alla fine della quale ti ritroverai solo e uguale a prima. Non cresciuto.
San Paolo, nella prima lettura, ci ricorda che siamo «un solo corpo». Non significa pensarla tutti allo stesso modo. Significa imparare a restare legati anche quando è faticoso. L’unità non nasce dalla perfezione delle persone, ma dalla scelta quotidiana di sopportarsi nell’amore, perché anche nelle difficoltà si può lavorare per ricostruire fiducia e costruire relazioni.
Non puoi controllare il tempo che ti resta con una persona. Puoi però scegliere come usarlo adesso. Se c’è qualcuno con cui devi chiarire, forse non serve aspettare il momento perfetto.
A volte la pace comincia con un semplice «Possiamo parlarne?». E se non vuole o non va bene, intanto un ponte è stato lanciato.
don Domenico Bruno
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