La vigna dove nessuno è dimenticato
Il Vangelo di oggi racconta una storia semplice. C’è una vigna, c’è un padrone e ci sono uomini che aspettano qualcuno che dia loro un lavoro. Alcuni vengono chiamati all’alba, altri alle nove, altri a mezzogiorno, altri ancora alle tre. Ma il padrone esce perfino alle cinque del pomeriggio, quando ormai la giornata sta per finire.
La prima cosa che colpisce è proprio questa: il padrone continua a uscire. Non si accontenta degli operai che ha già trovato. Torna sulla piazza perché non vuole che qualcuno rimanga fuori.
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È una bellissima immagine di Dio. Dio non si stanca di cercarci. Ci cerca quando siamo giovani e abbiamo davanti tanti progetti; ci cerca quando la vita prende strade che non avevamo previsto; ci cerca perfino quando pensiamo di aver perso troppo tempo. Per Lui non esiste un’ora nella quale sia inutile chiamare qualcuno.
Quando il padrone incontra gli ultimi, domanda: «Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?». Ed essi rispondono: «Perché nessuno ci ha presi a giornata». È una scena che si vede ancora oggi, in certe campagne, all’alba: uomini fermi lungo la strada, che aspettano che qualcuno si fermi e li scelga per la giornata. Chi non viene scelto torna a casa a mani vuote, con la preoccupazione di non aver guadagnato nulla. Ecco, Dio è quel padrone che si ferma proprio per loro.
Il padrone non domanda agli ultimi dove siano stati prima. Dice semplicemente: «Andate anche voi nella vigna». È il Vangelo della possibilità che Dio continua a offrirci. Finché il padrone esce, nessuno può considerarsi definitivamente perduto.
Ma c’è qualcosa di ancora più importante. Noi pensiamo che il vantaggio più grande sia ricevere il denaro alla sera. In realtà, chi è stato chiamato all’alba ha già ricevuto un dono che gli ultimi non hanno avuto: ha trascorso tutta la giornata nella vigna.
Questo cambia il nostro modo di guardare la fede. Se conosciamo il Signore da molti anni, se abbiamo pregato, ascoltato la sua Parola, ricevuto i sacramenti, non dovremmo pensare: “Dopo tutto quello che ho fatto, Dio mi deve qualcosa”. Dovremmo piuttosto dire: “Quanto ho ricevuto! Da quanto tempo il Signore mi ha chiamato nella sua vigna!”. Essere con Dio non è una fatica da sopportare in attesa della ricompensa. Essere con Lui è già grazia.
E quel denaro, uguale per tutti, ci parla del dono che Dio prepara per i suoi figli: la salvezza, la vita piena con Lui. Un dono che non si divide secondo le ore lavorate e che nessuno può pretendere come uno stipendio dovuto. La salvezza non è il salario che Dio ci deve: è grazia da accogliere con gratitudine.
Eppure, alla sera, i primi dimenticano tutto questo. Vedono che gli ultimi ricevono un denaro e pensano di meritare di più. Quando ricevono anch’essi quanto era stato pattuito, mormorano: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi».
Il padrone non ha tolto nulla ai primi. Ha dato loro esattamente ciò che aveva promesso. Ciò che li ferisce non è quello che hanno ricevuto, ma quello che è stato dato agli altri.
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Succede anche a noi. Qualcuno riceve un riconoscimento e pensiamo: “Perché lui e non io?”. Qualcuno riesce dove noi abbiamo faticato e facciamo fatica a gioire. Persino davanti a una persona che ritorna a Dio dopo tanti anni potremmo pensare: “Io sono stato qui sempre, e lui arriva soltanto adesso?”. Senza accorgercene, cominciamo a misurare la bontà di Dio con il metro dei nostri meriti.
È allora che il padrone pronuncia una parola bellissima: «Amico».
Avrebbe potuto dire: “Ingrato”. Invece lo chiama «Amico». Anche l’operaio che mormora ha bisogno della misericordia del padrone. Dio non vuole soltanto accogliere chi arriva alle cinque del pomeriggio; vuole convertire anche il cuore di chi è nella vigna dall’alba.
E gli domanda: «Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?».
Ecco il punto. La bontà di Dio verso un altro non è mai un torto fatto a me. Se Dio rialza qualcuno, non abbassa me. Se perdona chi ritorna dopo tanti anni, non toglie nulla al perdono che ha già donato a me. Se apre la porta a chi arriva tardi, non la chiude a chi è entrato prima.
La vigna di Dio non è una gara in cui bisogna arrivare prima degli altri. C’è posto per chi è arrivato all’alba e per chi arriva quando il sole sta tramontando.
Per questo Gesù conclude: «Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi». Non ci sta dicendo che essere arrivati prima sia una colpa. Ci sta ricordando che davanti a Dio nessuno può vantare privilegi e nessuno deve considerarsi escluso. Chi pensa di essere primo deve imparare la gratitudine; chi si sente ultimo può ancora lasciarsi chiamare.
Chiediamoci allora se siamo felici di essere nella vigna del Signore, invece di guardare a che ora sono arrivati gli altri. E quando vediamo arrivare qualcuno dopo di noi, invece di mormorare, facciamogli spazio.
Perché il cuore davvero convertito non dice: “Io sono arrivato prima”, ma sa dire: “Signore, grazie perché hai cercato anche lui”. Amen!
Per gentile concessione di don Lucio, dal suo blog.
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