È tempo di aiutare Simone. È tempo di aiutarlo a crescere.
È tempo di offrirgli una possibilità. «Simone, ho qualcosa da dirti». Lo chiama per nome. Il ricco fariseo ora ha un nome.
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Simone. È anzitutto Simone. Prima di essere un fariseo. E a Simone Gesù chiede di giudicare Simone.
«Maestro, di’ pure». Forse in qualche modo intuisce quanto sta per accadere. In cuor suo, deluso, ha capito che Gesù non è certamente un profeta.
Vuole salvare le apparenze, ancora lo chiama maestro. Ma non vuole imparare nulla da lui. Non vuole, veramente, ascoltare questo tale. Lo ha invitato per indagare, ha visto e sentenziato.
Ora sa. Nessun maestro gli deve insegnare nulla. Questo millantatore non sa nemmeno riconoscere una peccatrice.
Gesù parla di un fatto di cronaca, semplice, banale. Una storia di prestiti e di debitori,
- di crisi finanziaria,
- di famiglie rovinate.
Sembra di leggere una pagina della nostra contemporaneità. Ci sono due debitori: uno deve al creditore un anno e mezzo di stipendio. Oggi diremmo ventimila euro, ventiduemila.
Un altro un decimo di quella cifra. Duemila e qualche euro. Nessuno dei due ha di che saldare il debito.
Il creditore, in un momento di generosità, decide di condonare il debito a entrambi. Anzi, di graziare entrambi. Ha a che fare con la grazia,
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- con la gratuità,
- con la generosità, quel gesto.
Non è dovuta quella decisione. Non è nemmeno prevista. Gesù chiede a Simone: chi dei due lo amerà di più?
Chi sarà più felice? Chi lo stimerà di più? Ovvio. Colui che aveva un debito maggiore.
Simone è interdetto. Dove sta la fregatura? La sua risposta esprime la perplessità: «Ritengo sia colui al quale ha condonato di più».
La risposta è evidente. Perché questa domanda? Si tiene sul vago, ammette che ci siano altre possibilità.
Dovrebbe essere palese ma evidentemente qualcosa gli sfugge. Sta imparando qualcosa di nuovo. Che, al di là delle apparenze, ci sono verità profonde.
Ha chiamato Gesù maestro. E Gesù, da buon maestro, forse con un pizzico di ironia, lo valuta: «Hai giudicato rettamente». Bene, bravo, sette più.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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