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Paolo Curtaz – Commento al Vangelo del 14 settembre 2026

Non c’è niente da esaltare, non scherziamo. Per troppo tempo abbiamo indicato la croce come strumento di salvezza lasciando che alcuni pensassero che è stato il tanto dolore di Gesù a salvarci.

E finendo, inconsapevolmente, per esaltare la sofferenza, per chinare il capo davanti alle ingiustizie che subiamo, per immaginare che Dio stesso potesse mandarci dei tormenti per fortificare la nostra fede…

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Perciò dobbiamo camminare con piedi di piombo in questo giorno in cui facciamo memoria dell’ingresso trionfale a Costantinopoli delle reliquie della croce ritrovata dalla regina Elena a Gerusalemme.

Non è la croce che va esaltata, ma l’amore che manifesta, che esplicita, che ostende.

Perché per noi discepoli quell’orribile strumento di tortura inventato dai Parti e copiato dai Romani, osceno strazio per spaventare i sudditi, tanto inquietante da non essere il primo simbolo dei cristiani (sostituito dal pesce), non manifesta un grande dolore ma la misura senza misura dell’amore di Dio.

Guardando la croce, oggi, vediamo fino a che punto siamo stati amati. Abbiamo meritato la morte di Dio.

Gesù, non avendo altro modo per dirci ancora quanto siamo amati, ha accettato di spogliarsi e di essere innalzato per attirare tutti a sé.

Perché altro è fare delle belle riflessioni, finanche dei prodigi, altro morire per amore.

Gesù non muore accusandoci, facendoci sentire in colpa, non fa pesare il suo sacrificio, non scherziamo. Muore in piena libertà, senza attendersi nulla, perché chi ama mai ricatta o costringe.

Eccolo, splendido, straziato, muore come ha vissuto, mostra che è tutto vero, che non c’è inganno nel suo manifestare il volto del Padre.

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Eccolo, Dio, così diverso da quell’immagine severa o inutile che ne abbiamo fatto. Dio ama, mi ama fino a morirne. Muore d’amore.

Allora, in questa festa particolare, è l’amore ad essere esaltato, non certo il dolore.

Perché nessun dolore, in sé, salva, solo un dolore che è conseguenza, come in questo caso, di un gesto d’amore.

+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++

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