È talmente difficile accogliere la stordente novità del Vangelo che spesso, troppo spesso, la aggiustiamo, la sistemiamo, la accomodiamo per poterla rendere accettabile.
Accade con i devoti del tempo di Gesù, quelli straordinariamente devoti come i farisei, o i tradizionalisti come i sadducei. Così che Gesù si trova costretto a mettere in discussione scelte devozionali come il digiuno.
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La Scrittura, nel suo equilibrio, proponeva il digiuno due volte l’anno.
- I farisei lo praticavano due volte la settimana (!)
- i discepoli del Battista tutti i giorni.
E Gesù rimarca che certi atteggiamenti, che Dio non richiede, rischiano di essere più a nostro uso e consumo che a sua gloria.
Esiste anche un narcisismo spirituale pericoloso e pernicioso, per cui ci sforziamo di metterci in luce davanti a Dio praticando esercizi che lui, semplicemente, non richiede.
E Gesù, immenso Gesù, ironizza su questi atteggiamenti: che senso ha digiunare durante una festa di nozze?
La nostra vita di fede è una festa di nozze, l’incontro col Signore è una vera e propria esperienza di innamoramento!
Ci saranno dei tempi in cui il Signore ci verrà tolto (forse Gesù sta pensando alla sua Passione), allora, certo, non avremo appetito, ma sappiamo praticare uno stile nuovo anche nella fede, togliendoci la maschera dei penitenti e dei patiti.
Di più: Gesù dice esplicitamente che non basta fare dei ritocchini alla nostra devozione per accogliere il Vangelo.
Lo dice riferito alla rigidissima pratica della Legge dei farisei ma anche a noi che, tanto per non farci mancare niente, rischiamo di perdere il sentore di assoluta libertà, di novità destabilizzante che proprio lui, il Maestro, è venuta a portare.
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Insomma, si rischia solo di far finta, ci si sforza di usare linguaggi nuovi (Chiesa in uscita…) senza voler mettere in discussione atteggiamenti che rischiano di allontanarci dalla novità del Vangelo.
Il vino nuovo, frizzante, giovane, del Vangelo va messo in contenitori nuovi, altrimenti rischia di rompere le botti e di perdersi…mano che in questo momento sembra languire. Il futuro della Chiesa passerà attraverso una profonda umanizzazione.r farci un Vangelo a nostra immagine e somiglianza ma per annunciare la liberazione, anche da un’idea di Dio soffocante e mortificante. Come ha saputo fare Gesù.
+++Commento di Paolo Curtaz tratto, per gentile concessione, dal libretto Amen, la Parola che salva.+++
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