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p. Ermes Ronchi – Commento al Vangelo di lunedì 7 settembre 2026

OSARE L’IMPOSSIBILE

Luca 6, 6-11

Gesù entra nella sinagoga
di sabato.
Dettaglio importante:
giorno riservato a Dio,
e giorno in cui
l’uomo si ferma.

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In quella sinagoga
c’è una persona
che si è fermata,
non può lavorare,
costretto a uno
shabbat perenne,
non voluto.
Che è la caricatura
del riposo.

La tecnica pedagogia
di Gesù con i farisei
non è parlare e
discutere di teologia,
disquisire sulla malattia,
se è sfortuna o colpa
(nella bibbia
non ricorre mai
il termine sfortuna
o fortuna,
non è concetto biblico).

Non fa una
discussione dogmatica,
lui mostra.

Mostra l’evidenza
della mano che guarisce:
strategia dello showing,
alla quale gli avversari
della vita non sanno
che cosa rispondere.

Stendi la mano
e l’altro non risponde:
ma come faccio,
è impossibile…no,

ci provò, la stese
e fu guarito.

Osare l’impossibile:
il popolo non entra
nel mar Rosso perché
vede la strada aperta,
ma il mare si aprì
quando il primo ebreo
vi mise dentro il piede.

Eppure i miracoli
non convertono
nessuno.

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Sete di miracoli
o sete di Parola?
Di Grazia o di grazie?
Madonna come
bancomat di favori…

Se non che:
Il malato sarà guarito
e il medico
votato alla morte.

Mentre i farisei
nella loro logica dicono:
lo guarirai domani,
che cos’è un giorno ancora
di mano paralizzata?
Un giorno di dolore
in più?

Per Gesù è il contrario,
un giorno in più
è già troppo,
quel malato ha già
aspettato anni,
non deve aspettare
un solo giorno in più.

É la pressione,
la spinta
della compassione.

Se Gesù avesse
aspettato un’altra ora,
un altro giorno,
avrebbe salvato tutto
anche le apparenze.

Ma il sabato,
giorno santo,
non sarebbe stato
santificato,
in quanto giorno di Dio,
giorno del Liberatore.

Tra i due comandamenti:
rispetta il sabato
e libera l’uomo.
Sceglie l’uomo:

un uomo liberato,
restituito a pienezza,
dà gloria a Dio
più di tutti i sabati osservati.

Ci insegni il Signore
a capire che
chi rispetta
il dolore dell’uomo e
e se ne prende cura
rispetta i più belli
tra i sentimenti di Dio.

Chi libera una creatura
dalla solitudine e
dalle sue paralisi
onora Il Padre e
santifica il suo Nome.

Per gentile concessione di p. Ermes, fonte.

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