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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 3 settembre 2026

QUANDO LA PAROLA TI FOLGORA, TUTTO CAMBIA

Pietro ha già incontrato Gesù.

Lo ha ascoltato. Ha visto sua suocera guarita. Ha visto accadere davanti alla sua casa le guarigioni di tanti malati. Eppure oggi Gesù gli chiede qualcosa di più: fidarsi della sua Parola quando tutto sembra dire il contrario.

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Pietro è un pescatore. Conosce il lago, conosce le reti, conosce i tempi della pesca. Ha lavorato tutta la notte e non ha preso nulla.

E allora Gesù gli dice:

«Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».

La risposta di Pietro contiene il cuore della fede:

«Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

E qui accade qualcosa.

La barca è la stessa.

Le reti sono le stesse.

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Il lago è lo stesso.

Pietro è lo stesso.

Ma non è più la stessa la sua relazione con la Parola.

Quando la Parola viene veramente ascoltata e accolta, ciò che sembrava fallito può diventare fecondo.

Per questo la chiamata di Gesù a stare con Lui, a fare comunità, a vivere una fraternità non nasce prima di tutto dal desiderio di appartenere a qualcosa. Nasce dall’essere stati afferrati da Qualcuno.

Prima viene la Parola.

Poi nasce l’innamoramento.

Poi nasce la sequela.

E dalla sequela nasce la comunità.

Senza questa esperienza, la fraternità rischia di diventare religiosità: stare insieme, fare cose per Dio, pregare, organizzare, appartenere… ma senza essere realmente conquistati da Cristo.

La fede vera, invece, è anche innamoramento. È il fascino della Parola che entra nel cuore e diventa una calamita: ti attira, ti smuove, ti mette in cammino, ti fa lasciare ciò che eri per diventare ciò che Dio vede in te.

E quella stessa Parola è capace di superare anche il nostro senso di pochezza, di nullità, di fallimento.

Pietro si vede peccatore:

«Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».

Ma Gesù non si allontana.

Gli dice:

«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

Gesù non chiama Pietro perché è perfetto.

Lo chiama dentro la sua fragilità, dopo il suo fallimento, proprio lì dove Pietro ha sperimentato la propria impotenza.

Questa è la provocazione per noi:

Quanto della nostra vita comunitaria nasce davvero dall’aver ascoltato la Parola e quanto invece nasce dal bisogno di appartenere, di fare, di sentirci utili, riconosciuti o semplicemente di non essere soli?

Perché possiamo stare nella Chiesa e non essere affatto discepoli.

Possiamo parlare continuamente di Dio e non lasciarci mettere in discussione dalla sua Parola.

Possiamo pregare molto e continuare a vivere secondo i nostri criteri.

Possiamo avere la stessa barca, le stesse reti, le stesse persone, gli stessi problemi… e continuare a pescare nel vuoto.

Finché non ascoltiamo veramente.

Pietro non cambia barca.

Non cambia reti.

Non cambia mestiere.

Cambia il modo di fidarsi.

E allora ciò che era sterile diventa sovrabbondante.

Questo è il miracolo della Parola: non sempre cambia immediatamente le circostanze; prima cambia il cuore di chi la ascolta. E quando cambia il cuore, può cambiare anche il modo di vivere ogni circostanza.

Forse oggi Gesù sta dicendo anche a noi:

«Prendi il largo. Non fidarti soltanto di ciò che hai visto fallire. Getta ancora le reti, ma questa volta sulla mia Parola».

Perché la Parola che Dio pronuncia non è un consiglio: è una forza creatrice.

Quando la accogliamo veramente,

quella Parola compie ciò che dice.

E allora nasce la vera comunità: non quella costruita dall’uomo per sentirsi qualcuno, ma quella generata dalla Parola, dove uomini e donne, riconoscendosi poveri e fragili, scoprono di essere stati chiamati da Cristo a diventare insieme pescatori di uomini.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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