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Sr. Palmarita Guida – Commento al Vangelo del 2 settembre 2026

NON TRATTENERE GESÙ!

Dopo aver liberato l’indemoniato nella sinagoga, Gesù entra nella casa di Simone. E lì trova la suocera di Pietro a letto, divorata da una grande febbre.

Lo pregano per lei.

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Gesù si china su quella donna, comanda alla febbre di lasciarla e, subito, la febbre la lascia. Lei si alza e si mette a servirli.

È una scena semplice, ma terribilmente provocatoria: Gesù non ci guarisce perché possiamo stare meglio, ma perché possiamo tornare a vivere e a servire.

La guarigione non è il punto di arrivo.

È un nuovo inizio.

Quante volte chiediamo a Gesù di guarirci, di liberarci, di toglierci una sofferenza, una ferita, una paura, una schiavitù… ma poi, una volta ricevuto ciò che chiedevamo, torniamo a vivere per noi stessi?

La suocera di Pietro ci mostra invece cosa accade quando la guarigione è vera: ci rimette in piedi.

E chi è rimesso in piedi non rimane a letto.

Si alza.

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Serve.

Testimonia.

Poi arriva la sera e Gesù guarisce e libera una moltitudine di persone. Ma all’alba, mentre tutti lo cercano, Lui si ritira nel deserto.

E quando la folla tenta di trattenerlo, Gesù risponde:

«È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».

Ecco un’altra provocazione.

La folla voleva Gesù per sé. Gesù invece non si lascia trattenere.

Avrebbero potuto pensare: “Qui sta bene, qui c’è tanta gente, qui ci sono ancora malati da guarire. Rimanga qui!”

Ma Gesù sa che il dono ricevuto non può diventare possesso.

Gesù non è nostro. Il Vangelo non è nostro. La grazia ricevuta non è nostra.

Non possiamo trasformare la nostra esperienza di Dio in un luogo dove trattenere Gesù soltanto per noi, per il nostro gruppo, per la nostra comunità, per le nostre sicurezze.

Questo sarebbe egoismo spirituale.

Chi ha incontrato veramente Cristo non dice:

“Gesù è qui, venite da me”.

Dice piuttosto:

“Io sono stato guarito. Vieni anche tu a incontrarlo.”

La mia guarigione diventa allora una porta aperta per la guarigione di altri.

La mia liberazione diventa testimonianza.

La mia esperienza di misericordia diventa annuncio.

Perché la guarigione che Gesù opera in una persona ha sempre una dimensione ecclesiale: non riguarda soltanto me. Attraverso di me può raggiungere qualcun altro.

Allora oggi il Vangelo ci mette davanti allo specchio:

Quanto mi lascio veramente guarire e liberare da Gesù?

E soprattutto:

Che cosa faccio della guarigione che ho ricevuto?

Rimango a letto, concentrato sulle mie ferite?

Oppure mi alzo e mi metto a servizio?

La mia vita racconta agli altri che Cristo guarisce, libera e rimette in piedi?

E ancora:

A chi sto impedendo di incontrare Gesù perché voglio tenerlo tutto per me?

Forse oggi Gesù ci dice:

“Non trattenere ciò che hai ricevuto.

Alzati. Servi. Testimonia.

Ci sono altre città, altre persone, altre vite che aspettano di incontrarmi.”

La vera guarigione non si misura soltanto da ciò che non mi fa più male.

Si misura da ciò che, attraverso di me, può finalmente vivere.

A cura di Sr Palmarita Guida fvt della Fraternità Vincenziana Tiberiade 

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