Gesù racconta la parabola delle dieci vergini per dirci una cosa molto semplice: nella vita non basta avere una lampada, bisogna anche custodire la luce. Tutte hanno la lampada, tutte aspettano lo sposo, tutte sembrano pronte.
Ma non tutte hanno l’olio. E quando arriva il momento decisivo, alcune lampade si spengono. Anche noi possiamo avere una lampada: la fede ricevuta, le preghiere che conosciamo, le abitudini cristiane, la partecipazione alla Messa, le parole belle che diciamo. Ma la domanda è: dentro c’è ancora luce? C’è ancora amore? C’è ancora desiderio di Dio?
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Conservare la luce significa non lasciare che la fede diventi solo un’abitudine esterna. Significa alimentarla ogni giorno con piccole scelte concrete: una preghiera sincera, un gesto di carità, un perdono donato, una parola buona, un po’ di silenzio davanti al Signore, la fedeltà al bene anche quando nessuno ci vede.
La luce si spegne quando viviamo sempre distratti, quando rimandiamo tutto, quando diciamo: “Pregherò domani, cambierò domani, amerò domani”. Invece l’olio si prepara giorno per giorno, nelle cose semplici. Perché è importante conservare la luce? Perché arriva sempre un momento in cui non possiamo vivere con la fede degli altri.
Nessuno può amare al posto nostro, nessuno può scegliere Dio al posto nostro, nessuno può tenere accesa la nostra lampada se noi non la custodiamo. Ma questa parabola non deve farci paura. Deve svegliarci. Oggi possiamo ancora riaccendere la luce. Oggi possiamo tornare al Signore. Oggi possiamo mettere un po’ di olio nella lampada del cuore. E quando arriva lo sposo, non saremo trovati spenti, ma pronti alla gioia.
