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Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 26 agosto 2026

Ogni cultura e ogni società, qualcuna anche sistematicamente, ha in qualche misura responsabilità sul sangue versato dai profeti.

“Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici”: a volte giudichiamo il passato con il senno di poi, ci pensiamo più puri o consapevoli di chi ci ha preceduto. L’importante sarebbe riuscire a stare svegli, come più volte ci dice il Vangelo, a tenere sveglie le nostre coscienze, riuscire a saper leggere i segni dei tempi e agire con giustizia nel nostro presente.

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Lottare contro l’ingiustizia non è mai comodo, difficilmente dà prestigio mentre lo si fa, spesso chi lo fa paga di persona. Molto più facile e gratificante è “apparire giusti davanti alla gente” anche se per Gesù questo significa “essere pieni di ipocrisia e di iniquità”.

Il giorno del nostro Battesimo siamo stati proclamati Re, Sacerdoti e Profeti. Siamo un popolo intero di Re, cioè responsabili della giustizia e dell’unità, di Sacerdoti, cioè facilitatori del rapporto tra le creature e il Creatore, e infine di Profeti, cioè coloro che vedono e parlano chiaro, che non hanno paura di dire la verità e di fare la volontà del Padre.

Per Riflettere

Nella “Lettera ai cappellani militari” don Milani invitava ad ascoltare le ragioni di chi si opponeva alla guerra e a offrire sostegno ai giovani finiti in carcere, proprio «per aver obiettato in nome di Dio». Di qui l’accorata esortazione finale ai cappellani: «Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo, il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello star dalla parte di chi ce li tiene».

Leggi la preghiera del giorno

FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi